Highlander – L’Ultimo Immortale

Nell’articolo precedente (Karma – Il Tocco del Vuoto), ho cennato a un particolare meccanismo che il film Highlander – L’Ultimo Immortale (1986, diretto da Russell Mulcahy e interpretato da Christopher Lambert, Sean Connery, Clancy Brown e Roxanne Hart) ha, direi, sorprendentemente ben rappresentato.

In realtà, il film descrive, ancorché in modo violento, un fenomeno che può caratterizzarsi in forme diverse, ma che accade ogniqualvolta almeno un Burattino di una singola Parte Immortale (PI) entra in competizione (almeno all’inizio inconsapevole) con le altre marionette eventualmente coesistenti, mostrando di produrre Lavoro in direzione dell’Unione (v. La Chiusura del Cerchio e Anima).

Si consideri il seguente schema che illustra una Parte Immortale (la sfera nera al centro) e otto Burattini tutti diversamente caratterizzati a livello essenziale:

 

Highlander
Figura 1: Parte Immortale e relativi Burattini

Ora, noi non conosciamo alcunché della logica che governa la Parte Immortale al proprio interno. Ne possiamo farlo, data la nostra natura duale. Tuttavia, se il sistema di distribuzione binomiale, proposto nell’articolo linkato in apertura, deve poter mostrare una certa solidità per essere speso, è possibile che l’architettura proposta in Figura 1 possa essere un frutto del tempo e, di conseguenza, del medesimo processo psicoentropico già descritto e che, almeno all’inizio, ha impedito la ricombinazione di monadi che già avevano interagito precedentemente.

Con il tempo e, di conseguenza, con la creazione di legami definitivi fra alcune monadi, cosa può impedire alla Parte Immortale di diversificare i vari tentativi in tale guisa, allo scopo di mantenere inalterata la propria libertà di sperimentazione? In fondo, è Coscienza Creatrice e non ha alcun limite al proprio potere.

Ebbene, se questo avesse un senso, allora sarebbe possibile pensare al medesimo Gregge Monadico come capace di sostenere, nel qui e ora, qualunque numero di Burattini. Allora alcuni di noi avrebbero degli omologhi, in altri luoghi del pianeta o chissà, di questo o di un altro universo. Altri Burattini, i quali stanno restituendo a un’unica Parte Immortale il cibo che essa pretende sempre da ciascuno di noi: la distillazione di adeguata consapevolezza.

Ora, se le cose stessero semplicemente in questo modo, nulla quaestio, giacché la PI avrebbe ciò che desidera e ciascun Burattino, esaurito il proprio compito, sarebbe semplicemente terminato. Tuttavia, ora sappiamo che la consapevolezza è solo il mezzo che la Coscienza Creatrice ha scelto per cercare di risolvere il problema della Danza Folle, con la conseguenza che il vero target della PI è la creazione, da parte di un proprio Burattino, di un Doppio Immortale, ossia un dispositivo (di natura psichica) capace di resistere per sempre alla verità connaturata alla natura reale della PI stessa (in altri termini, al riassorbimento da parte dell’Uno). E un tale target è segnatamente realizzabile tramite ciò che, sul Filo del Rasoio, è indicata come Unione fra la Parte Immortale e il Doppio Mnestico di uno dei suoi Burattini. Uno dei suoi, non di due o di tutti. Ed  è precisamente qui che il mito dell’Ultimo Immortale affonda le sue radici.

Otario Sprants

Otario Sprants fu un stregone vissuto nel secolo scorso e durante i primi anni duemila. In effetti, è scomparso da qualche anno, ma fu colui che creò o, forse, trasse dalle sabbie del tempo l’Ordine Guerriero della Terza Attenzione (OGTA). Un Ordine che non esiste più, ma sulle ceneri del quale è stato in seguito edificato il Filo del Rasoio.

Any way, l’immagine di copertina è un omaggio alla figura di Otario, un uomo privo di sogni e con enormi baffi neri all’insù. Un uomo che, a un certo punto, è semplicemente scomparso dalla scena senza salutare nessuno. Ha girato i tacchi, s’è infilato in un vecchio gatto rosso rischiando di farlo esplodere e, alla fine e come si dice a Roma, s’è dato per sempre (non chiedetemi da quale parte del gatto è entrato perché davvero non lo so).

Dove sia ora, è un mistero ma nemmeno troppo importante perché ciò che conta davvero è quel che ha lasciato. E fra le diverse cose, ciò che qui interessa sono gli aspetti nascosti della storia che lo ha visto confrontarsi con gli altri Burattini della sua Parte Immortale. Nel suo caso, tutti guerrieri interessati all’immortalità.

Le cronache di quei fatti, così come lo stesso Sprants le scrisse durante la primavera del 1992, sono disponibili nella sezione Download (Le Avventure di Otario Sprants). Io, però, sono a parte di dettagli che il vecchio stregone raccontò a pochissimi e che, siccome lui s’è dato senza salutare, ora vi servo in salsa piccante.

emotic03

Tutto ebbe inizio, almeno così mi disse Otario, in modo in apparenza onirico. In sostanza, accadde che lo stregone, in modo del tutto spontaneo e spesso prepotente, prese a entrare in stati percettivi separati nei quali si trovava in ambienti comuni come città, borghi, piazze, case e nei quali, tuttavia, non era mai stato prima. Ci fu un breve periodo durante il quale Sprants entrava in questi stati e si muoveva in quei luoghi senza avvertire il bisogno di incontrare alcuno. Sembrava che fosse lì per prendere confidenza con quel livello di percezione indubbiamente alterata e solo dopo che ebbe acquisito una certa dimestichezza con quel particolare stato percettivo iniziò a incontrare persone. In realtà, ma questo lo comprese solo più tardi, fra esse ve n’erano alcune molto speciali poiché si trattava di tutti i Burattini della sua stessa Parte Immortale.

In sostanza, lo scenario è stato il seguente: luoghi, persone e vite diverse, il tutto riunito in seconda attenzione da una forza che proveniva dallo stesso Otario, anche se lui, almeno all’inizio e come detto, non ne fu affatto consapevole (in effetti, quando ne parlammo, concordammo sul fatto che fosse partito tutto dalla sua Parte Immortale).

Ora, dalle cronache succitate, sappiamo che i Burattini con i quali lo stregone si confrontò furono sette. I primi tre, che avrebbero realizzato la cerchia più interna dell’Ordine (Candida Prevherte, Ricardo Avrillo e Velasco Moto) e, di seguito, i quattro apprendisti di nome Ines, Roberto, Monica e Andrea. Il tutto a formare un gruppo di otto componenti, quattro maschi e quattro femmine.

Ciò che non è noto, perché Sprants lo ha taciuto ai più, sono i risvolti della sottile e feroce lotta psicologica che lo stregone ingaggiò con ciascuno di loro per indurli a rinunciare alle loro mire immortali. Sì, perché l’intera cronaca narrata nelle Avventure, altro non è che la descrizione di questa strategia che, se in termini di tempo di prima attenzione prese poco più di tre mesi, in seconda attenzione durò anni.

Probabilmente, colui che impegnò di più Otario fu l’uomo con la faccia da nibbio, Velasco Moto. L’incontro in libreria fu solo l’inizio di un balletto mortale che i due ingaggiarono praticamente sino alla fine perché, in realtà, Velasco non si fidò mai completamente dello stregone (così come non si fidava di alcuno). Tuttavia, verso Otario nutriva più di un sospetto e verso di lui non abbassò mai la guardia, cercando di capire quale fosse il suo vero target. So che Otario onorava, in cuor suo, la forza e la spietatezza di quel guerriero. Non a caso, Velasco fu l’unico che Sprants tornò, dopo anni, a visitare.

Non si presentò a lui, ma si limitò ad avvicinarlo in seconda attenzione per osservarlo, non visto. Voleva capire quel che stava facendo e come fosse cambiata la sua vita. Così, lo avvicinò in un giorno di sole, mentre il guerriero era in un parco con Monica, la sua compagna (è chiaro che i due Burattini condividevano e, forse, ancora condividono il medesimo spazio-tempo in prima attenzione).

Velasco non poteva percepire la presenza di Sprants eppure, come questi gli giunse vicino, apparve improvvisamente scosso. Era evidente che Velasco non ricordava nulla di quanto avvenuto in seconda attenzione, ma Otario lo vide turbarsi profondamente dopo l’arrivo della sua presenza. Vide gli occhi vitrei del nibbio dilatare enormemente nel tentativo di afferrare qualcosa che stava sepolto troppo profondamente dentro di lui. E allora lo lasciò per sempre perché comprese che continuare sarebbe stato un errore.

Otario mi disse che, dopo la visita a Velasco, aveva deciso che non avrebbe reiterato altre visite ai rimanenti Burattini. Non ve n’era alcun bisogno e lui non aveva alcuna intenzione di mettere a rischio un equilibrio che gli era costato così tanta fatica e sofferenza (inferta e subita, peraltro).

In effetti, anni prima li aveva terrorizzati poiché quella era stata la prima linea della sua strategia: portarli talmente oltre i loro stessi limiti da fiaccarli per sempre perché, uno dopo l’altro, rinunciassero al loro potere. E con i primi tre funzionò alla perfezione.

L’Avamposto

L’avamposto fu un’idea di Sprants che, tuttavia, lo stregone poté realizzare non da solo ma grazie a un considerevole aiuto da parte parassita. In effetti, si trattò di un contratto che l’uomo strinse con i parassiti, offrendo loro gli intenti dei tre guerrieri e ottenendo, in cambio, d’essere lasciato libero di muoversi nella direzione che preferiva senza che alcun parassita lo ostacolasse, almeno per un determinato periodo di tempo ben definito. Fu così che i parassiti crearono l’Avamposto, “come luogo riparato e sicuro per i guerrieri che si avventurano nell’ignoto”. Queste le parole con le quali Sprants descrisse l’immensa cupola nella quale iniziò a portare i guerrieri. A quel punto della vicenda, tuttavia, lui aveva già messo ciascuno di loro su un treno emotivo che li avrebbe condotti dove lo stregone voleva, ossia nel luogo nel quale avrebbero rinunciato in modo spontaneo e irrevocabile alle rispettive possibilità d’Unione. E, infatti, accadde proprio questo. Velasco, Candida e Ricardo furono letteralmente travolti da ciò che sperimentarono dentro l’Avamposto (è tutto nelle cronache). Al punto che ciascuno di loro rinunciò al proprio intento di perseguire un’immortalità che, improvvisamente, ai loro occhi era diventata aliena, incomprensibile e, di fatto, posta troppo oltre quelli che pensavano essere i loro rispettivi limiti. In sostanza, provvidero loro stessi a spiccarsi la testa dal collo, condannandosi all’oblio definitivo e irrevocabile rispetto a quanto era accaduto.

Una fine simile, anche se a un livello sensibilmente inferiore rispetto allo spostamento percettivo richiesto, fecero sia la piccola Andrea, sia Roberto. La prima a seguito dell’incontro con la Gòrgone (ma qui fece tutto la psicosi latente della quale Andrea soffriva e senza, quindi, alcun bisogno di altri aiuti). Il secondo per mano della stessa Candida la quale, spinta da Sprants, premette su di lui al fine di scuoterlo, ma riuscendo solo a terrorizzarlo in modo definitivo e irrimediabile. Di Monica, ho già riferito. Lasciò perché la sola cosa che la interessava davvero era l’amore per Velasco.

Tuttavia, vi fu una circostanza nella quale le cose non furono così facili. In effetti, Ines fu quella che, con ogni probabilità, subì l’inganno peggiore. Era dotata in modo davvero rilevante, ma amava profondamente lo stregone e questo rese il lavoro di Otario davvero difficile poiché anche lui era preda di una formidabile attrazione verso di lei. A motivo di ciò, l’inganno che decise di tenderle lo costrinse più volte a fare a pezzi quella parte di sé così potentemente attratta dalla strega bionda. Ricordo che mi disse che probabilmente non aveva mai riso così tanto in tutta la sua vita.

Anche qui, Sprants sfruttò i parassiti. Non come fece per l’Avamposto, ma in modo indiretto, certamente più subdolo, sospingendo impercettibilmente la bella Ines verso il mondo delle ombre per farla precipitare in un’autoreferenzialità mortale. In sostanza, agì per aumentarne il tratto morboso, vuoi esaltandone le doti, vuoi non svelandole le trappole egoiche che le si paravano davanti ogniqualvolta avanzava in una qualunque direzione. In questo modo, Sprants trasformò la bella Ines in una creatura tossica, avvelenata dalla sua stessa morbosità. E lo fece in modo talmente sottile e nascosto che quando gli altri guerrieri se ne resero conto, i giochi erano già tutti fatti. Tanto che la lunga purga sul pianeta dei vermi giganti, in realtà, non servì ad alcunché. Fu così che anche la bella Ines, semplicemente dimenticò i suoi propositi d’immortalità.

Dove siano ora e cosa stiano facendo, come detto, è impossibile da sapere. La cosa certa è che, anche se dovessero leggere queste righe, per nessuno di loro vi sarebbe la possibilità di ricordare quanto accaduto in seconda attenzione durante i lunghi anni d’interazione con lo stregone Otario Sprants.

Considerazioni animiche

Di là, però, dei pettegolezzi sul vecchio stregone che, a torto, potrebbero restituire l’immagine di un essere particolarmente spregevole, il problema centrale nei casi di conflitto fra i Burattini resta un must reso dalla frase “ne resterà solo uno”. Si tratta di un’immagine spietata, senza alcun dubbio. Tuttavia, non sembra esistere alternativa a questo poiché, in caso di conflitto fra Burattini rispetto al target dell’Unione, il più determinato fra i concorrenti prevarrà in uno scontro del quale non si può predire alcunché, se non che “ne resterà solo uno”, appunto.

Questo perché la Parte Immortale, come ho già avuto modo di ribadire più volte nei miei scritti, verso di noi non nutre alcun tipo di sentimento. Non ci ama, tanto meno ci detesta. Ci usa perché le serviamo per uno scopo preciso. Uno scopo che, peraltro, solo grazie a noi, adesso, ella conosce a fondo. A prescindere, però, da quelli che possono essere stati i nostri meriti (che, per il solo fatto di stare qui a soffrire come cani, prevalgono di gran lunga su qualsiasi demerito), quando la Parte Immortale ci guarda (smette di farlo solo quando abbandona il Burattino durante il sonno delta), pur essendo totalmente interessata a ogni nostra mossa, essa lo fa in modo del tutto privo di qualsiasi empatia.

I casi nei quali i suoi Burattini entrano in competizione fra loro, quindi, rientrano nella logica di ciò che può accadere. E quando questo accade, la PI fa ciò che fa sempre: ci osserva come il serpente osserva il topolino. Capire e, soprattutto, accettare questo è già un enorme passo avanti in direzione dell’Unione. Sempre che, ovviamente, l’immortalità possa essere per voi un’opzione interessante.

Any way, non è affatto detto che un guerriero si debba necessariamente ritrovare a ingaggiare una lotta mortale con le altre marionette della sua PI poiché le possibilità sono diverse e tutte egualmente probabili:

  • La Parte Immortale ha un unico Burattino;
  • La Parte Immortale ha più di un Burattino, ma solo uno di questi è attratto (o spinto) verso l’Unione;
  • La Parte Immortale ha più Burattini e alcuni di essi o tutti sono attratti dall’Unione.

Diciamo che il vecchio stregone ebbe la sventura (o la fortuna, dipende dai punti di vista) di ritrovarsi nella situazione più complicata che si possa prefigurare. Segno, forse, di una Parte Immortale molto strutturata, una di quelle con un nocciolo radioattivo molto esteso, ossia con un grande numero di monadi legate tra loro in modo indissolubile da molto, moltissimo tempo. Senza, però, giungere a quegli estremi (penso difficilmente ripetibili), colui che decide di volgere il proprio sguardo verso la propria PI, è semplicemente in diritto di verificare la situazione sul campo.

In altre parole, ciascuno può legittimamente chiedere alla propria PI di mostrargli tutti gli eventuali altri Burattini e questa, impeccabilmente, risponderà nel dettaglio.

Tempo fa, un guerriero fece questo usando una tecnica denominata Simbad. Per farla breve, la donna entrò profondamente in se stessa portandosi appresso una sola richiesta da porre alla propria Parte Animica: mostrami tutti i tuoi Burattini. Di seguito, la risposta immediata, chiara e inequivocabile che ottenne:

Dunque, il portone si apre e c’è un ascensore. Per il simbad scendevo, quella volta sono scesa di più. Poi l’ ascensore si è aperto e io vedevo solo immagini tutte in fila che cambiavano e prendevano altre forme.

Ho visto una donna giovane, forse mia coetanea, con capelli a caschetto lisci fino alle spalle.. era su una terrazza con altre persone che festeggiavano.. sembrava giovane bella ricca e felice.

Poi l’ immagine cambia.  Spunta un calendario di carta con le pagine ingiallite e scritto in verde chiaro febbraio 1994. Accanto un bambino con gli occhi scuri e pochi capelli.. forse malato.

Subito dopo ho visto un cardinale.. mentre guardavo il bambino l’immagine cambiava e si formava la foto di un cardinale.. sembrava un uomo sulla sessantina, vestito di Rosso, ovvio.

Poi 3 sassi, grossi e grigi, tipo macigni, li vedo in fila. Poi l’ immagine cambia ancora e vedo tutti in fila, tipo foto tessera. Un foto x sasso, il cardinale, il bambino, la ragazza e la mia faccia. La mia faccia era la prima della lista e l’ ultima che ho visto.

Guerriera fortunata, nessun bisogno reale di ingaggiare scontri con alcuno degli altri Burattini. Una donna felice, un bambino forse già defunto, un cardinale (e quando mai s’è visto un cardinale con l’anima) e tre pietre, ossia tre individui con ogni probabilità già zombificati.

La via è libera, certificata dalla risposta impeccabile della Parte Immortale.

 

19 Likes