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L’Orizzonte degli Eventi

Ci sono cose difficili da dire, prima ancora che da scrivere. Per chi ha detestato l’esistere o per coloro che non lo hanno mai compreso perché, in realtà, ne hanno visto solamente la follia, vi sono cose che sarebbe meglio tacere. Eppure, come si può nascondere il Vuoto. La Libertà è solo per il Burattino che accetta, senza alcuna condizione, d’essere nulla più di un esperimento momentaneo e sacrificabile senza bisogno di giustificazione alcuna.

Solo la totale assenza di libertà può portare alla Libertà. E solo la prossimità al Vuoto è totale assenza di libertà perché per giungervi così vicini, i Burattini devono farsi infinitesimi, rinunciando all’arbitrio dell’azione e del giudizio. Il bene e il male scompaiono dietro un volto in apparenza feroce poiché quella ferocia è solo di chi guarda.

In prossimità del Vuoto scompare la libertà e, con essa, ogni altra cosa. Scompaiono l’amore, la compassione, la gioia, il tormento, l’odio, il desiderio, la paura, lo sgomento, l’orgoglio, la speme, l’ardore, l’attrazione, il piacere, il dolore, lo stupore, la commozione.

Anche queste parole sono una sfida tremenda alla prossimità del vuoto perché fomentano in chi scrive il presentimento delle emozioni che sortiranno in chi le leggerà.

L’ideale sarebbe che nessuno leggesse. L’ideale sarebbe che tutto ciò restasse il diario segreto di un Burattino muto, sordo e cieco che si appresta a sciogliere nell’acido ogni ego residuo. Tuttavia, questo condannerebbe quel Burattino al Nulla e ciò deve essere evitato.

Così percorro lentamente il sentiero che conduce alla prossimità del Vuoto. Se fossi un fisico, affermerei d’essere in atto di avvicinamento all’orizzonte degli eventi di un buco nero, il luogo dove il tempo si ferma. L’unica differenza sarebbe che se, per un fisico, un buco nero è solo un sasso super-compatto, per un cacciatore è la porta d’accesso al Nulla, la creazione a zero dimensioni.

Sono all’interno del mio bagno, nel santuario dello scettico (ebbene, sì, finanche a ridosso dell’orizzonte degli eventi non rinuncio a far battute … che stronzo … del resto, dentro un bagno … ok, basta così). Mi muovo piano, spostando molto lentamente un piede dopo l’altro. Non ho paura, non c’è nulla in me se non l’inerzia del moto pregresso chi mi spinge avanti. Sono l’entusiasmante immagine della chiocciola che si muove sul filo del rasoio

Da un lato, la porta sul Nulla, dall’altro la Follia Duale e, nel mezzo, un cacciatore.

Un cacciatore usa il mondo moderatamente e con tenerezza, senza badare se il mondo possa essere cose o piante o animali, persone o potere. Un cacciatore tratta intimamente col proprio mondo eppure è inaccessibile a quello stesso mondo. Il cacciatore è inaccessibile perché non spreme il mondo fino a deformarlo. Lo tocca lievemente, rimane quanto deve e quindi si allontana agilmente, lasciando appena un segno (Carlos Castaneda – Viaggio a Ixtlan).

Ecco, questo è il modo. Questa eleganza lirica e unica che scaturisce dall’inaccessibilità del cacciatore e che non permette né al Vuoto, né alla Follia di deformare l’Io Osservatore (in proposito, non vi è alcuna differenza fra il mondo e l’IO poiché creazione e percezione avvengono nel medesimo istante, tanto che è lecito scrivere “mondo/IO”, senza tema d’errore).

Un’eleganza che mantiene il mio intento silente e mortale perché mi rende consapevole del fatto che ogni parola è un azzardo che potrebbe deformare mondo/IO. Tuttavia, l’inerzia del moto pregresso mi spinge e questo, a suo modo, è consolatorio perché lo stretto passaggio non permette alcuna sosta, pena la comparsa improvvisa della gravità con conseguente, immediata caduta sulla lama tagliante che sto silenziosamente percorrendo.

Qui, nella prossimità dell’orizzonte degli eventi, caccia e sogno mostrano in modo feroce la loro antitesi. La prima conduce a una sobrietà tanto profonda da apparire quasi pudica, il secondo sospinge i sognatori in una dimensione tragicamente predatoria nella quale sopravvive solo il più forte. La dimensione dello Sfidante della Morte il quale, secondo la descrizione che fa di lui Castaneda nell’Arte di Sognare, ha spostato la sua intera bolla percettiva dentro l’universo onirico, uscendone solo per ottenere, da ogni nuovo nagual, quell’energia che gli serve per continuare a sostenere il suo sogno, un urlo infinito (dobbiamo questa splendida definizione a un guerriero caduto, non a caso, a sua volta sognatore puro). Un urlo infinito nel quale, tuttavia, appare intrappolato e dal quale uscirà solo predando. Infatti, se ne va per sempre portando con sé Carol Tiggs (la donna nagual). Un autentico kidnapping in forza del quale l’antico stregone priva il nuovo nagual (lo stesso Castaneda) della sua controparte naturale.

Non c’è alcunché di sobrio in tutto questo. C’è solo predazione dettata dalla paura egoica della morte poiché è evidente, almeno a me, che solo ciò che può morire è capace di provare paura. Al contrario, il cacciatore che inizia ad avvertire lo strano profumo che emana l’orizzonte degli eventi, non ha alcun bisogno di predare poiché è pronto per la Danza di Rosso.

Nemmeno ha bisogno di sapere quando questa avrà inizio. Ormai, sta sull’orizzonte degli eventi e questo significa che, per lui, il tempo non scorre più.

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