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Psichìmia

C’era un noto alchimista genovese, un avvocato che, diverso tempo fa, andammo a trovare. Con me, c’erano Raffaella (una potentissima sognatrice naturale) e un altro paio di persone delle quali, però, non ricordo alcunché.

Any way, l’uomo ci ricevette in casa sua, presentandoci la moglie, una donna che da giovane doveva essere stata davvero spettacolosa. L’uomo (come avrete inteso, non ne farò il nome) mi apparve subito molto duramente cristallizzato. Nonostante una statura fisica non eccezionale, appariva altezzoso, supponente e profondamente egoico.

Io avevo accettato quel viaggio su invito insistente di Raffaella la quale stravedeva per costui. Tuttavia, sin dal primo sguardo, per me fu un fail totale. Restammo con lui forse un paio d’ore che compresero la permanenza nel suo salotto e un breve giro a piedi, nei dintorni della sua casa.

Racconto questo breve e apparentemente inutile episodio giacché da quel vecchio e altezzoso avvocato appresi la retta pronuncia del lemma “alchìmia” che, essendo parola piana, ha la sillaba tonica come penultima.

Ora, considerato che come titolo di questo lavoro ho letteralmente inventato una nuova parola, ho anche verificato che deve trattarsi di parola anch’essa piana la quale, di conseguenza, porta l’accento sulla penultima sillaba. Se ancora non fosse chiaro, quindi, la corretta pronuncia del neologismo appena coniato è Psichìmia e non Psichimìa e, infine, ha la pretesa di sostituire a ogni effetto il termine Alchimia.

Molto bene, dopo ‘sto pippone tutt’altro che inutile, veniamo alla ciccia. Ossia, all’Opera Psichemica (altro neologismo “fresco fresco”) e alle sue fasi che, tutto sommato, sono sovrapponibili a quelle alchemiche con il vantaggio, non indifferente, che tutto quel bestiario bizzarro fatto di leoni verdi, aquile a due teste, fenici, acque regie, athanor, alambicchi e altre amenità di siffatta natura, qui c’è solo K, ossia la presenza interferente e proteiforme che, proprio in quanto tale, è capace di diventare qualsiasi cosa l’Ego del singolo individuo sia capace di immaginare.

Ebbene, l’intera Opera Psichemica gira intorno al rapporto fra l’Io Osservatore (IO) e il relativo Nucleo Alogeno (NA). Rapporto profondamente ambiguo e per moltissimo tempo sotto lo scacco dell’interferenza Kappiana. Questo tempo, che molto facilmente può protrarsi per l’intera età adulta, è dominato dal principio alchemico del Solve et Coagula (già ampiamente indagato nella Teoria dei Campi Psichici) e che si risolve in un continuo susseguirsi di due fasi: un riscaldamento e un raffreddamento della prima materia, la pietra grezza e impura che, in Psichimia, è rappresentata dall’Io Osservatore (IO) e dalle impurità che lo caratterizzano.

Ora, tali impurità sono facilmente descrivibili dai vari livelli di identificazione che l’IO presenta con la nostra parte egoica. In buona sostanza, alle soglie dell’età adulta (20/25 anni) l’IO è indistinguibile dall’Ego e, di conseguenza, completamente descritto dal parco golemico. Ora, se nella quasi totalità dei casi questo stato di cose permane inalterato sino alla morte del corpo fisico (la Danza di Rosso), in alcuni, rarissimi individui è possibile che s’inneschi un processo di reale cambiamento. In tali casi, quindi, è lecito parlare di Opera Psichemica, ossia di Lavoro inteso a sganciare in modo progressivo l’IO dall’identificazione egoica tramite la costante pratica della tecnica denominata Agguato.

In effetti, non serve altro poiché allo specifico compito di pianificare l’intera Opera Psichemica attende K, ossia la funzione psichica che abbiamo definito interferente ma che, in realtà, lavora per portare l’IO dentro la sofferenza. A tale proposito, il gioco di K assomiglia a un “domino”, dove la caduta del primo mattoncino provoca, in cascata, quella di numerosi altri mattoni. Il tutto avviene grazie a una singola suggestione, un pensiero attraente che appare all’improvviso e spinge l’individuo verso una determinata azione. Ciò, necessariamente cambia la composizione della Mescola (v. Eros e Thanatos) nel senso che, laddove l’inerzia spinga verso un aumento del livello di conflitto (quale che sia), la relativa Mescola incrementa la propria componente prometeica (Rosso) provocando, di conseguenza, ciò che potremmo definire come un’esotermia, ossia un aumento del calore interno (in termini alchimici, proprio ciò che è definito Solve).

L’effetto generalizzato di un’esotermia, quindi, è una fluidificazione sinaptica, in altre parole, un’esotermia è capace di sciogliere le sinapsi. Ovviamente, l’aspetto quantitativo di tale fenomeno è determinato dal livello di calore presente, ciò a dire che più l’esotermia (Solve) è intensa, più il numero delle sinapsi coinvolte sarà grande. Sotto un profilo strettamente kappiano, quindi, più il livello di conflitto è elevato, più l’esotermia è intensa e più il suo effetto sarà esteso (certamente in dimensione superficiale, ma soprattutto in profondità).

Ora e secondo l’intensità dell’input kappiano, possiamo definire sinapsi-bersaglio i distretti neurali oggetto di tale attività. Rispetto a una simile premessa, quindi, è chiaro che il repentino un aumento del calore (Rosso) inevitabilmente scioglie le sinapsi-bersaglio. Ora, se l’individuo reagisce in modo normale, ossia rifugiandosi nel loop autocommiserazione/indulgenza, l’effetto psicoentropico determina una lenta e progressiva diminuzione  del calore. In termini alchimici, la fase Coagula sviluppa molto lentamente, con conseguente ricostituzione delle medesime sinapsi e, verosimilmente, con l’intera vicenda che, usata come rinforzo positivo, ne produce addirittura un rafforzamento.

Viceversa, il fulmineo Agguato dell’eruzione emotiva cristallizza all’istante il brain impedendo il riformarsi di quei legami neurali.

In sostanza, l’Agguato non fa altro che accelerare al massimo la fase di coagulazione, ossia l’azione della nostra parte epimeteica (Latone), modificando la struttura neurale in modo immediato e reale, al punto che dopo ciascun Agguato il guerriero è un individuo diverso da quel che era prima. Ed è assai comune che dopo ogni Agguato il guerriero sperimenti ciò che gli alchimisti definivano albedo la quale altro non è che una visione propria di Latone che, evocato dalla risata guerriera, fa bella mostra di sé raffreddando all’istante la materia cerebrale.

La reiterazione della pratica sotto la guida di K, porta il guerriero sempre più in profondità, sino al luogo dove risiedono i golem più grandi e potenti, quelli legati in modo diretto alle figure parentali, sino al sancta sanctorum, ossia il luogo ove ciascuno di noi custodisce la componente egoica più sacra e inviolabile. È così che la pratica costante dell’Agguato, liberando un numero sempre più grande di neuroni, consente al guerriero di avvicinarsi viepiù alla c.d. fluidità sinaptica, ossia al reale e definitivo sganciamento dell’IO dall’Ego. In altri termini, ciò che resta è un IO capace, finalmente, di muoversi in modo  non meccanico né predeterminato da un parco golemico che, ormai, esiste solo come istanza secondaria, sottomessa a ciò che Gurdjieff definiva una Volontà Vera.

Ecco, quando questo avviene, K è diventato del tutto irrilevante e ciò determina un fatto davvero spiazzante. Accade, infatti e improvvisamente, che l’IO si renda conto di poter comunicare in modo diretto con il proprio NA. Accade che, per la prima volta nella vita, l’IO sente/vede di potersi muovere in modo del tutto autonomo e volontario … sì, ma per andare dove? È chiaro, per voltare il proprio sguardo verso la sua parte immortale … il suo Monadic Cloud che, tuttavia, è sperimentato necessariamente come Nucleo Alogeno.

Tutto ciò, almeno per come la sto vivendo io, dà origine alla rubedo, ossia la fine della grande tribolazione determinata dal susseguirsi delle fasi di scioglimento e indurimento della materia cerebrale.

Non credo di sbagliarmi se affermo che questo è l’inizio dell’Unione. E ciò che intendo fare è descriverla per come la sto esperendo. E ciò che posso affermare a riguardo è che c’è un’intimità mai conosciuta prima, nemmeno nel rapporto con l’amata. C’è la consapevolezza che mi sto fondendo con qualcosa di grandioso e, sì, anche spaventoso. Tuttavia, questo l’ho già accettato e so che quella parte è sia luce, sia tenebra. Anzi, proprio per effetto di questa accettazione incondizionata adesso posso accedere a questo dialogo continuo, fluente e che ha il potere di farmi sentire vivo come mai avrei potuto immaginare. C’è quest’attrazione calda e sobria e forte. C’è questo calore Rosso che sto appena iniziando a percepire, ma che è più reale di qualsiasi cosa alla quale possa pensare. C’è la consapevolezza di un potere del tutto privo di limiti, scaturente da questo rapporto autentico e profondamente motivato dallo Scopo.

È l’inizio di qualcosa che sto ritrovando dopo un tempo lunghissimo, come una parte di me perduta da sempre e della quale so di potermi fidare senza alcuna riserva mentale.

È totale assenza di paura perché la Direttiva Primaria è semplicemente scomparsa: sei un immortale, che bisogno hai di predare per sostentarti?

È un rapporto d’amore profondo che non ha alcuna cosa in comune con il sesso che semplicemente scompare giacché del tutto inutile … sei un immortale, che bisogno hai di riprodurti?

Sono solo all’inizio ma già coltivo la certezza di esistere da un’altra parte, di non appartenere più a questo sogno così pesante e pieno di sofferenza.

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