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Labyrinth

Labyrinth
The Internal Brain is the Labyrinth. If you want, you can go out alive. It is your choice.

Nell’Arte dell’Agguato, ho già descritto la differenza sistemica fra internal brain (IB) e outer brain (OB); di come il primo sia esclusivamente un insieme di funzioni, concretate da specifiche macchine neurali (golem), le quali eseguono compiti specifici accedendo alle risorse mnesiche residenti nell’OB, ossia una zona posta oltre i confini fisici del soma e di natura esclusivamente psichica. In questa zona, invisibile all’occhio fisico, l’individuo deposita la consapevolezza (in forma di ricordi) distillata nel corso dell’intera vita.

Ora, entrambe queste zone cerebrali sono espresse da due rispettive entità olistiche molto precisamente definite. In specifico:

  • l’internal brain genera l’Ego;
  • l’outer brain genera il Doppio Mnestico (DM).

Altresì, ho già discusso ampiamente dei rapporti possibili fra l’Io Osservatore (IO, istanza generata dalla parte immortale), Ego e DM (v. Il Doppio Mnestico, parti Prima e Seconda, Spostamenti del Punto d’Unione e Smontare il Mistero della Percezione), nonché di come tali rapporti siano definibili in termini di un’assoluta identificazione (ed eventuale conseguente considerazione) dell’IO soprattutto con la parte egoica.

Nota – Per considerazione s’intende il modo con il quale l’Ego (nel quale l’IO è totalmente identificato) gestisce il rapporto con gli altri individui. Come descrive Gurdjieff, in tale stato prevalgono elucubrazioni del tipo “mi amerà?”, “mi odierà?”, “che penserà di me se faccio o non faccio questo?”. Si tratta, quindi, di una conseguenza dello stato di identificazione giacché l’intera energia psichica disponibile è gestita dalle macchine neurali e non da una volontà libera. Ne consegue che un processo di reale disidentificazione dell’IO dall’Ego impedirà qualsivoglia elucubrazione considerativa.

Ecco, in questo breve lavoro intendo dimostrare come nell’internal brain esistano macchine neurali specificamente deputate a sostenere per l’intera esistenza in vita l’identificazione egoica.

Tali macchine sono di scoperta relativamente recente e prendono il nome di neuroni specchio.

Neuroni specchio

La storia inizia presso l’Università di Parma dove, tra gli anni 1980 e 1990, Giacomo Rizzolatti, Luciano Fadiga, Leonardo Fogassi, Vittorio Gallese e Giuseppe di Pellegrino iniziarono a studiare la corteccia premotoria dei macachi. L’intenzione dei ricercatori era di comprendere i meccanismi neurali alla base dei movimenti della mano di queste scimmie. Ora, accadde che, mentre al macaco erano stati applicati tutti gli elettrodi del caso e l’animale si trovava sotto il controllo della macchina, uno dei ricercatori prese una banana da un cesto. Nel medesimo istante gli altri ricercatori che stavano osservando il comportamento del cervello del primate, videro la reazione (lo sparo, come spesso usa dire in neurofisiologia) di alcuni gruppi di neuroni, nonostante il macaco non avesse mosso alcun muscolo.

In sostanza, ciò che appariva era una sorta di ricalco mentale, da parte del macaco, del gesto che l’uomo stava compiendo.

Nel 1995, Fadiga, Fogassi, Giovanni Pavesi e Rizzolati dimostrarono che anche nell’uomo esiste un sistema simile. Di recente, poi e grazie a tecnologie sempre più sofisticate, non solo è stata confermata l’esistenza di tali sistemi nel cervello umano, ma si è anche appurato che questi sono molto estesi e complessi.

In specifico, grazie al c.d. neuroimaging funzionale, sono state individuate con precisione sei aree capaci di generare un “sistema di risonanza” molto complesso rispetto ad azioni motorie osservate dal soggetto in altri individui. Un sistema in forza del quale Se Tizio vede Caio compiere una certa azione, i suoi neuroni specchio si accendono riproducendo a livello mentale il medesimo movimento (per questo si parla di ricalco).

In sintesi, è possibile affermare che per i ricercatori i neuroni specchio servono principalmente per comprendere le azioni del prossimo. Ora, il dibattito relativo alla natura del meccanismo che sta alla base del fenomeno è ancora in atto. Tuttavia, che tale ricalco sia generato da un atteggiamento inferenziale, ossia simulativo (vedo un fenomeno e cerco di comprendere come questo si sia verificato), oppure da un meccanismo diverso quale, ad esempio, quello di “mettersi nei panni altrui”, per lo scopo di questo lavoro è davvero poco interessante giacché il nostro target è costituito dal rapporto che tale sistema risonante ha o può avere con i meccanismi psicologici che abbiamo definito identificazione e considerazione.

Il punto, infatti, è che se Tizio vede Caio camminare e ciò attiva il suo sistema di risonanza, questo mi porta a pensare che il sistema di neuroni specchio possa concretare un secondo livello di identificazione, verosimilmente un formidabile rinforzo per il passaggio a una fase fortemente considerativa.

Quando Tizio è solo, infatti, si trova comunque in stato di assoluta identificazione egoica. Ciò è confermato da un livello di Dialogo Interno (DI) graduato secondo una serie abbastanza ampia di variabili le quali vanno dal suo stato generale salute psicofisica, agli eventi di vita che sta attraversando, il tutto a partire dalla stessa struttura essenziale del soggetto. Ora, come Tizio entra in contatto con il mondo esterno e, di conseguenza, con i suoi simili, il sistema risonante dei neuroni specchio entra in azione immediatamente e con conseguenze solo in parte prevedibili giacché, a quel punto, si tratta di capire con “chi” Tizio si relazionerà, anche solo visivamente.

Poniamo, ad esempio, che Tizio sia sposato con Mevia e che, da qualche tempo, abbia iniziato a sospettare l’esistenza di una relazione clandestina di Mevia con Caio, a sua volta sposato con Claudia. Accade, così, che un giorno Tizio esce di casa e si reca in un locale dove, in modo del tutto inatteso, vede Caio che se ne sta lì a bere una cosa insieme alla moglie legittima. Tizio osserva Caio e ogni movimento di questo attiva il suo sistema risonante. Sarebbe azzardato affermare che tale sistema risonante metterà tempo zero ad agganciare la gelosia di Tizio,  trascinandolo in un loop considerativo dagli esiti imprevedibili? Ecco, io penso di no. Al contrario, penso che il sistema risonante formato dai neuroni specchio di Tizio giocherà un ruolo essenziale anzitutto nella sofferenza sperimentata dal soggetto giacché intensificherà il suo DI in modo abnorme, certamente distonico ove non, addirittura, distruttivo.

In sostanza, il pattern sotteso allo specifico esempio fornito è il medesimo per tutte quelle classi di eventi nelle quali il soggetto osservatore abbia in concreto ganci emotivi che lo legano in qualsiasi modo al soggetto osservato. Penso al dipendente verso il capo ufficio che spesso lo vessa sul lavoro, al figlio maschio in rapporto edipico con la figura paterna, persino ai ganci occasionali creati da chi, magari in tutta buona fede, crea disagio a un terzo o alla mamma che, portato al parco il bimbo quattrenne,  vede, accanto alla panchina sulla quale siede, un’altra mamma, assai più avvenente di lei. Infine, considerando che l’intera società umana basa se stessa su rapporti di forza (Predatori e Prede), direi che l’idea che i neuroni specchio fungano da potenti mastini a guardia del sonno dei viventi appaia più che fondata giacché, più la considerazione è intensa, più i ganci penetrano in profondità creando golem sempre più potenti e determinanti il comportamento generale del soggetto.

Infine, nelle condizioni date, il sistema risonante dei neuroni specchio è in grado di generare loop nevrotici di diversa natura e severità poiché origina considerazione o spinge quella già in atto. Nutrire un bisogno di vendetta, così come un desiderio amoroso, più genericamente essere considerativi rispetto al comportamento altrui, è qualcosa che può essere attivato dal sistema risonante dei neuroni specchio, ma che, a sua volta, lo alimenta, assicurando a ciascuno un sonno perpetuo.

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