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Breve Storia dei Nuclei Alogeni

Introduzione

Come già approfondito in uno dei lavori sui Nuclei Alogeni, ogni essere vivente non è altro che un esperimento, più o meno riuscito, messo in atto anzitutto allo scopo di risolvere la Danza Folle e, in ogni caso, necessario ad accrescere la consapevolezza della Coscienza Creatrice.

Si veda il seguente schema:

Figura 1: MC-IO-EGO-DM SYSTEM

Lo schema in Figura 1 mostra anzitutto come l’io Osservatore (IO) sia un’istanza del Monadic Cloud (Parte Immortale o Parte Reale) e, di conseguenza, come all’interno di ogni Monadic Cloud i Nuclei Alogeni eventualmente presenti tendano a generare una serie di appetiti (pulsioni) destinati a investire il Burattino durante l’intera vita fisica. Ora questi appetiti giungono all’IO in foggia di informazioni analogiche le quali, proprio perché tali, devono essere decrittate. Ciò determina sofferenza nell’IO e conseguente aumento di consapevolezza, la quale andrà ad accumularsi creando il cosiddetto Doppio Mnestico (DM). Ora, lo schema proposto descrive lo stato di naturale e di profonda identificazione dell’IO (tondo giallo) con l’Ego (il brain fisico, la stella nera che circonda il tondo giallo), uno stato nel quale la produzione di consapevolezza è un processo rigidamente controllato dalla paura che caratterizza l’Ego (l’unica parte dell’essere umano destinata alla morte), nonché dalla stessa sofferenza la quale non può comunque superare la soglia oltre la quale ucciderebbe l’individuo.

A motivo di ciò, l’obiettivo dell’Agguato è quello di arrivare a una completa disidentificazione fra IO ed Ego al fine di fare in modo che l’intero sistema, libero dalle pulsioni di natura rettile ed egoica, possa lasciare campo all’unione fra Monadic Cloud (MC), Io Osservatore (IO) e Doppio Mnestico (DM).

Figura 2: Disidentificazione
Figura 3: Immortale

Ciò che, quindi, s’intende evidenziare con il presente lavoro è come a tale conoscenza si sia giunti solo dopo un percorso lungo millenni. Un percorso attraverso il quale la Coscienza creatrice ha generato, all’interno della Creatura (Multiverso), ciò che sul Filo del Rasoio prende il nome di Grande Ottava della Consapevolezza (GOC), ossia una vera e propria eggregora formata dalle consapevolezze dei singoli Campi Psichici che, nel tempo e più di altri, hanno cercato di decrittare le informazioni (analogiche) che il Monadic Cloud (tramite i propri Nuclei Alogeni) invia continuamente al Burattino.

Di fatto, è proprio grazie a questo percorso (lungo e carico di sofferenza) che si è potuti arrivare alla teorizzazione dello Stato Terzo, ossia all’unico modo (almeno allo stato attuale della conoscenza) di far uscire per sempre la Coscienza Creatrice dalla Danza Folle.

Ogni coscienza singola infatti, senza la consapevolezza acquisita nel corso dei secoli mediante la spinta dei singoli NA, null’altro sarebbe che una coperta di carne utile semplicemente a risolvere le pulsioni primarie: Divorare, avere orgasmi, dormire, defecare, urlare. Pensate alla coscienza di un neonato, a quella di un primate o a quella di un essere umano non normoformato la quale, oltre che a cercare cibo, cercare contatto con un altro della propria specie per soddisfare un bisogno fisico, e urlare e colpire per ottenerlo in maniera violenta, non ha altri scopi.

La piramide di Maslow può, dunque, riassumere il percorso della Coscienza, partita dal voler soddisfare i propri bisogni primari fino ad arrivare ai picchi di pensiero necessari per compiere l’autorealizzazione. Più procede verso l’alto, minore è il grido di dolore necessario ad esprimere la sofferenza: se alla base abbiamo l’urlo del gorilla, in cima avremo la discografia di Battiato o la poetica Proustiana. Tuttavia, sempre di espressioni del dolore di vivere parliamo.

La storia di questi agglomerati monadici denominati Nuclei Alogeni è, dunque, descritta da un percorso che, attraverso la sofferenza, porta il guerriero a una costante e progressiva disidentificazione dell’IO dall’Ego. Processo che inizia lentissimamente e che procede con fatica attraverso i millenni, sino al raggiungimento, nel tempo presente, della risata feroce praticata durante ogni Agguato. Il guerriero, tramite l’agguato, può arrivare a trascendere la punta della piramide: spinto dal proprio NA, ha come obiettivo quello di determinare una nuova concezione di “autorealizzazione”. Se la felicità dell’uomo comune consiste semplicemente nel saper individuare i propri bisogni e imparare a soddisfarli, per il guerriero la strada dell’agguato pone un nuovo livello di difficoltà. L’agguato, infatti, viene effettuato nei confronti delle macchine, che si mettono in moto quando due bisogni entrano in conflitto, generando attrito e dunque dolore. Ridendo ferocemente di quel dolore, si porta la macchina alla distruzione e si libera nuova energia, che per il guerriero consiste in consapevolezza necessaria al NA per raggiungere “lo scopo”: non più semplice auto-realizzazione ma realizzazione dello STATO TERZO.

«Un Guerriero sa che sta aspettando e che cosa sta aspettando, e pur aspettando non vuole nulla, così che ogni piccola cosa che ottiene è più di quanto gli serva. Se ha bisogno di mangiare, trova il modo di farlo, perché non ha fame; se qualcosa ferisce il suo corpo, trova il modo di arrestare quel qualcosa, perché non soffre. Un Uomo che ha fame o prova dolore non è un Guerriero, e le forze della sua fame e del suo dolore lo distruggeranno.»

In questo articolo cercherò di portare alla luce quelle che, nel corso della storia, possono essere state testimonianze dirette dell’incontro di un burattino con i propri Nuclei Alogeni. Esperimenti che, pur facendo crescere la Grande Ottava della Consapevolezza sono, di volta in volta, falliti a motivo di un Io Osservatore  ancora troppo identificato con il proprio Ego e, di conseguenza, preda della paura della morte.

L’approccio dell’intero lavoro, quindi, vuole aiutare a comprendere in maniera un po’ più “sperimentale” cosa comporta entrare in contatto diretto con i nostri nuclei alogeni, nonché il tipo di richieste che da questi provengono durante il corso dell’intera esistenza terrena dei burattini.

E’, infatti, possibile notare un significativo parallelismo fra la crescita della GOC e il percorso della storia, quasi che l’obiettivo di ogni NA fosse quello di far uscire la singola coscienza dal proprio ambito ristretto. Il tutto al fine di costruire una rete di comunicazione fra NA in grado di superare il c.d. principio autistico che sembra averli dominati per millenni.

Durante il corso della storia, infatti, le coscienze sono entrate in contatto fra di loro attraverso l’alternansi di momenti di Creazione di un immaginario collettivo (nascita di una società, del mito, della religione in contesti spazio-temporali specifici), che andava poi demolito dalla spinta verso la ricerca di un nuovo spazio vitale (scomparsa di una società, sincretismo, conquista).

Andiamo a iniziare.

Mosè ed il roveto ardente

Dal punto di vista storico, una prima testimonianza è fornita dall’autore di gran parte del Vecchio Testamento, un individuo che, per comodità, chiameremo Mosè.

Mosè è stato senza dubbio uno dei primi uomini a fornire la testimonianza del rapporto drammatico con un Nucleo Alogeno destinato a “tormentare” l’esistenza di numerose generazioni di Ebrei. Se diamo retta alle fonti storiche che vedono in Mosè l’autore stesso dei miti di nascita e diffusione della cultura Ebraica, diviene possibile inquadrare questo Burattino come colui che ha diffuso il messaggio di un NA grazie a una traslitterazione caratterizzata da tratti molto specifici e che ha come immagine simbolica l’incontro del Burattino stesso con una presenza numinosa, rappresentata da un roveto ardente. Incontro avvenuto al termine di un percorso lungo diversi decenni.

Ebbene, il Nucleo Alogeno YHWH, in ipotesi padre di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, fino a Gesù Cristo presenta tutte le caratteristiche del padre terribile, latore di senso di colpa e necessità di sacrificio.

NOTA – Sul punto, vale la pena di ricordare che, secondo la tradizione islamica (in ogni caso di molto successiva alle vicende in discorso), il diavolo è chiamato Iblis ed è creato da dio dal “fuoco senza fumo”. Ora, se teniamo presente che un Nucleo Alogeno è sempre definibile come parassita, ancorché animico, diviene evidente come la tematica del “roveto ardente”, possa essere facilmente passata, nella narrazione islamica, grazie alla figura del “fuoco senza fumo”. Narrazione nella quale, tuttavia e per motivi legati profondamente a quel tipo di cultura, lo stesso Nucleo Alogeno è trattato sic et simpliciter come diavolo.

Ora, il NA con il quale Mosè entra in contatto chiede all’IO di uscire dalla propria terra (l’Ego) per procedere all’Unione, la consapevolezza deve maturare e deve espandersi attraverso la presa di coscienza di nuove esperienze e la possibilità di incontrare NA latori di nuove informazioni. Ma l’errore della cultura mosaica è stata quella di identificarsi con quel parassita animico. La conseguenza è stata che il terrore e il senso di colpa dell’abbandono della casa paterna ha trasformato il NA in una divinità, delegandole il potere. Quel potere perduto per sempre dagli uomini del vecchio testamento, può essere simboleggiato dalla richiesta di sacrificio del Figlio. Da Caino ad Isacco fino a Gesù Cristo, il senso di colpa trasmesso dalla Coscienza creatrice ha finito per inchiodare la coscienza su una croce. Ci sono voluti secoli affinchè la coscienza si affrancasse della croce e procedesse a uccidere non il figlio, ma il padre stesso, attraverso il tema nichilista della “morte di dio”.

Tuttavia, è stato necessario passare attraverso secoli di storia e di aumento della consapevolezza. A questo livello del percorso dell’evoluzione umana, infatti, pare sensato ipotizzare un primo passaggio fondamentale da società primordiali, più vicine ad una dimensione animalesca della risoluzione dei rapporti (ancora forte era la spinta di NA semplici, per cui contava solo nutrirsi e riprodursi), a società più consapevoli della necessità di un sistema “legale” (dal codice di Hammurabi al decalogo vetero-testamentario) che garantisse una maggiore sopravvivenza dei burattini stessi. Sotto un profilo strettamente psicologico, quindi, è possibile vedere in questa evoluzione (soprattutto post-diluviana) la graduale crescita di un Super-Io razziale, ossia di un censore che stabilisce “a priori” cosa è bene e cosa è male.

In quest’ottica, la nascità delle prime civiltà cosiddette “dei fiumi” segnerebbe il passaggio da una pulsione marcatamente rettile ad una più emotiva (il fiume e l’acqua simboli dello sviluppo del centro emotivo), con NA che iniziano a comunicare attraverso i canali naturali messi a punto da Gaia, fiumi, laghi, masse di acqua, mari.

L’arcangelo Gabriele

Senza l’arcangelo Gabriele & C., Maria di Nazareth e tutta l’allegra famigliola non avrebbero conosciuto la sofferenza. I messaggeri per antonomasia della tradizione ebraica comunicano ai Burattini le informazioni necessarie per acquisire maggiore consapevolezza. In questo periodo è ancora alta l’identificazione dei Burattini con la parte egoica, che ha terrore dell’incontro con i Nuclei Alogeni: per questo motivo gli angeli, gli arcangeli, i troni, i serafini, i cherubini, sono cresciuti di numero e hanno invaso la cultura per secoli. Meglio rappresentare i NA come esseri alieni, sovrumani, divini, che prendersi la responsabilità del proprio potere.

Lo sviluppo del centro intellettuale permette dunque di immaginare NA più legati al simbolismo del cielo, sviluppo che subirà una svolta epocale con l’avvento della civiltà greca classica, e in particolare con la nascita dei primi sistemi filosofici.

Socrate e Platone

Conosciamo la figura di Socrate solo attraverso l’opera di Platone. Egli, infatti, non ha lasciato nessuna traccia scritta di proprio pugno. Strano, in un’epoca in cui si esistono frammenti di testi scritti da autori di quart’ordine, quali Amometo o Timagene.

Socrate era ispirato da un Daimon. Ora, una suggestiva ipotesi potrebbe descrivere Socrate come il daimon, ovvero il NA di Platone. Ipotesi, in effetti, forse troppo suggestiva e surreale, per cui limitiamoci a sostenere che il Daimon era il modo greco di tradurre la presenza attiva di un Nucleo Alogeno e che, quindi, sia di Socrate sia Platone si ritrovarono alle prese con una generazione di NA fortemente caratterizzati.

Una generazione di NA che una volta entrati in contatto con la cultura giudaico-cristiana, ha radicalmente cambiato e dato un volto nuovo alla storia della coscienza, partita letteralmente da un nuovo anno zero, da una nuova filosofia e da una nuova cultura, che ha posto le radici per la futura Europa delle monarchie.

I re e i papi iniziano ad essere la “copia” in terra della divinità. Dall’alto dei cieli è stato necessario far prima scendere dio in terra per poterlo decapitare.

Il lupo di Gubbio

La leggenda più conosciuta legata al nome di San Francesco è senza dubbio quella del suo incontro con il Lupo. Il santo è stato in grado di parlare con una entità che all’epoca terrorizzava i miti cittadini del centro Italia. Francesco fu in grado di parlare con la bestia feroce e di capirne le istanze. Un guerriero che non sappia affrontare la ferocia del proprio NA è destinato a soccombere. Francesco può rappresentare il simbolo dei tempi, un IO spinto dagli uccelli e da un lupo feroce a fare a pezzi il proprio Ego senza, tuttavia, poter superare l’ultimo ostacolo, il parassita più grosso: dio.

La divina Commedia

Un altro grande esempio di identificazione egoica è rappresentato dal viaggio di Dante nei tre regni dell’Oltretomba, possibile solo grazie all’incontro con Virgilio e Beatrice, con tutta evidenza i due Nuclei Alogeni dell’Alighieri, parti immortali dotate delle caratteristiche di somma consapevolezza e grazia. Anche in questo caso, abbiamo un NA che porta Dante in un universo di ferocia, follia, buio e nerezza totale, per poi arrivare a conoscere anche il lato più luminoso rappresentato da Beatrice.

NOTA – Si, c’è anche San Bernardo, ma dei tre personaggi danteschi è quello che meno resta nella memoria collettiva. In ogni caso, il terrore che l’ego prova nei confronti dei NA è testimoniato dai continui svenimenti del poeta durante il suo percorso.

L’opera immensa dell’Alighieri è solo il culmine di una ricchissima tradizione di racconti di viaggio nell’oltretomba, che a partire dai miti classici permea la cultura medievale, testimonianza di come i NA continuino a chiamare i burattini, fin dalla notte dei tempi, a  mettersi in un cammino di sofferenza per arrivare ad aumentare la consapevolezza e scoprire nuove informazioni su loro stessi.

La scoperta dell’America

Questo porta la spinta verso la frontiera, verso il limite, a incarnarsi nel 1400 in quello che nella storia è denominato “il periodo delle conquiste”: lo spirito di scoperta e conquista del Nuovo Continente è permeato dalla richiesta da parte, anche qui, di una nuova generazione di Nuclei Alogeni di ridefinire i confini spaziali.

Mi sono affacciato da poco sull’oceano Atlantico, in Portogallo, al confine estremo dell’occidente europeo. Le onde che si infrangono sulla risacca, l’orizzone e il mare infinito, il sole che tramonta: sono i richiami di un NA che vuole portarti oltre l’universo conosciuto, per questo era inevitabile che gli esploratori partissero alla ricerca di un nuovo mondo.

Cristoforo Colombo è mai esistito? Sarebbe divertente pensarlo come il simbolo di quella generazione di NA, una colomba che spinge generazioni di navigatori verso una nuova consapevolezza del mondo, verso una nuova frontiera senza la quale non saremmo mai arrivati a incontrare i NA sorti nel nuovo continente.

Senza la scoperta delle terre americane, non sarebbero sorte le prime rivoluzioni e non saremmo arrivati alla decapitazione del re: il dio in terra è morto! Manca un piccolo passo per uccidere anche il dio in cielo.

Così parlò Zarathustra

Strappato il potere dalle corone dei re, l’occidente inizia la sua crisi di identità. Morto il re, è stato semplice per il NA di Nietszche, Zarathustra, urlare dalla cima della montagna: “dio è morto!”. Saremo grati in eterno al sacrificio del folle filosofo tedesco, per aver portato il nichilismo all’interno della GOC facendo fare balzi da gigante alla consapevolezza stessa. Dalla morte del figlio, proclamata dal dio ebraico, siamo finalmente giunti alla morte di dio. Il passaggio successivo sarà dunque la morte di Ego, possibile attraverso la spinta dei Nuclei Alogeni degli autori successivi, latori della suprema distruzione operata dalle due esplosioni atomiche su Hiroshima e Nagasaki per completare la disidentificazione egoica.

Don Juan

Sul fatto che Carlos Castaneda abbia creato l’universo descritto nei suoi libri, c’è oramai un consenso quasi unanime. Don Juan e Genaro, gli sciamani presentati da Castaneda, sono a mio parere i suoi due NA che  gli hanno permesso di raggiungere uno stadio di consapevolezza elevato. Due NA figli dell’incontro sanguinoso fra cultura europea e amerinda, esploso anche grazie alla proclamazione della morte di dio.

Filemone e Ka

C.G. Jung, un altro autore noto ai frequentatori del blog, ha descritto il suo lato più “oscuro” in vari testi, fra cui il famigerato Libro Rosso. Qui veniamo a conoscenza delle sue guide spirituali, fantasmi, anime provenienti dalla sua interiorità più remota: Filemone e Ka. Vi invito a leggere il testo per avere una impressione diretta di quello che è in grado di scatenare un NA nel proprio Io Osservatore al fine di spingerlo alla disidentificazione egoica necessaria per generare l’Unione, una mente figlia di quella cultura europea in piena crisi di valori, e dunque ancora più libera di provare a fare il “salto della quaglia”.

Questo piccolo divertissement alla ricerca dell’azione dei NA nel corso della storia umana potrebbe andare avanti a lungo, basti pensare all’universo che ruota intorno alle figure di Aleister Crowley, o alla madonna di Medjugorie di Brosio.. (LOL, scherzo).

L’invito è quello di divertirvi voi stessi, oppure aspettare il prossimo articolo sul NA nella letteratura, se mai verrà realizzato 🙂

Post Scriptum

Amo profondamente Fernando Pessoa, e solo in queste ultime ore mi sono reso conto di quanto il suo Burattino sia stato in grado di trasmetterci con pochissimi filtri, le voci dei suoi NA, i suoi 4 eteronimi, di cui mi occuperò in un articolo solo a lui dedicato.

Il poeta è un fingitore.

Finge così completamente

che arriva a fingere che è dolore

il dolore che davvero sente

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