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Zero Point Energy

Zero Point Energy

Il concetto di Campo

Einstein definì il concetto di Campo come l’invenzione più importante dal tempo di Newton in poi. Affermò esplicitamente che l’essenza dei fenomeni elettrici non è restituita né dalle particelle, né dalle cariche ma dallo spazio che si pone fra queste, ossia dal concetto di Campo. Einstein arriva a descrivere le equazioni di Maxwell come leggi che definiscono la struttura del Campo. In sostanza, un Campo è Energia distribuita in modo quantitativo, al punto che ove l’Energia è grande vi è Materia, viceversa, ove la concentrazione di Energia è debole allora vi è il Campo. In effetti, Einstein afferma che Campo ed Energia differiscono per un fattore meramente quantitativo e non qualitativo.

Chi mi legge sa che, nel mio piccolo, ho definito il Multiverso un Campo Endecadimensionale (CE) e che, in un altro lavoro, ho fatto ricorso al concetto di Costrutto Quantistico (CQ) asserendo che un oggetto fisico (dai quark ai buchi neri, passando per i nostri corpi fisici), non è mai reale, bensì sempre e solo virtuale. In altri termini, si tratta di un oggetto duale, ossia che espone contemporaneamente due facce: una Presenza e un’Assenza. Di conseguenza, un Costrutto Quantistico è descrivibile come il risultato (illusorio) della frequenza con la quale la parte presente e la parte assente dell’oggetto stesso di avvicendano nel tempo (il tempo di Planck: 5,391 × 10−44 sec.). Ora, se predico tale proprietà in relazione a qualunque oggetto fisico presente nel Campo Endecadimensionale, cosa osta all’estenderla al CE stesso? Nulla, in effetti.

Ebbene, quest’oggetto incredibilmente vasto che racchiude in se stesso 2048 universi (compreso il nostro) altro non è che un Costrutto Quantistico che esiste (è magnetico) per 5,391 × 10−44  volte al secondo e non esiste (è dielettrico) per un tempo identico. E il punto che attraversa per cambiare tale stato è lo Zero Point Energy, ossia la creazione a zero dimensioni che viola il principio di indeterminazione giacché di essa conosciamo posizione ed Energia nel medesimo tempo: Energia eguale a zero e posizione nel centro del Campo Endecadimensionale.

A questo punto, non serve una terra concava per spiegare le incongruenze del modello eliocentrico giacché lo schema potrebbe essere quello già proposto nell’articolo Il Campo Endecadimensionale:

Multiverso
Figura 1: Multiverso o Campo Endecadimensionale

Nello schema proposto lo Zero Point Energy è il centro del Multiverso, la creazione a zero dimensioni, ossia il punto di entrata e di uscita dell’Energia. Uno schema che ha la sua massima densità energetica e, di conseguenza, la sua massima espressione materica nella fascia di creazioni tetradimensionali. La fascia che produce il massimo livello di sofferenza per la vita organica (la quale, verosimilmente, non può svilupparsi nella fasce a una, due e tre dimensioni) e che, quindi, consente la distillazione della Consapevolezza.

Sotto questo profilo, lo Zero Point Energy è lo stato di Uno della Coscienza. Uno stato dove l’Energia è zero ma nel quale, essendo gli opposti uniti, la comprensione è totale. Ecco, come la Coscienza si sposta da quello stato, si lacera, si polarizza … diviene Duale, perdendo la comprensione ma acquisendo la molteplicità. Ora e in base a quanto affermato più sopra, ciò avviene in modo continuo e pulsante alla frequenza determinata dal tempo di Plank.

In sostanza, non si deve immaginare una Coscienza Creatrice (CC) che prende un pezzo di Sé per creare uno o più Multiversi, bensì l’intera CC che, alla frequenza suddetta, è presente (Duale, Magnetica, con Energia manifesta e polarizzata) e assente (Unica, Dielettrica, con tutte l’Energia allo stato potenziale e non manifesto e, quindi, immobile). Noi siamo così, tutto ciò che ci circonda è così, ogni Multiverso eventualmente esistente è così.

Tuttavia, per fermarci al Multiverso nel quale esistiamo, lo schema proposto spiega bene il motivo per il quale i raggi cosmici raggiungono perpendicolarmente ogni punto del pianeta, perché giungono dalla creazione endecadimensionale, ossia quella che contiene tutte le altre. Così come spiega bene come, in realtà, l’Energia generata da una qualsivoglia stella non si perde nel vuoto, ma resta dentro la Creatura la quale la gestisce in modo semplice ed efficace, ossia attraverso i buchi neri i quali, a loro volta, lungi dall’essere dei sassi supercompatti, sono dei veri e propri wormhole che hanno il compito di spostare l’Energia fra creazioni diverse e fors’anche all’interno del medesimo universo.

Nota 1 – si veda il seguente articolo il quale, descrivendo lo strano comportamento della c.d. costante di Hubble che mutando di continuo finisce per somigliare più a una variabile, ci dice in modo molto esplicito che tale valore muta in base al metodo adottato per osservare gli oggetti cosmici. Se non è creare realtà questo allora non si capisce cosa possa essere. In quantomeccanica, in effetti, è l’osservatore a influenzare l’osservato. Tuttavia per un fisico questo dovrebbe essere vero solo a livello quantistico e non di macro-oggetti. Eppure, quando gli astrofisici poggiano l’occhio sui loro potenti telescopi scoprono, secondo dove punta il telescopio in questione, un universo che espande a velocità variabile. Ebbene, questo dovrebbe bastare a fornire l’evidenza dell’illusorietà di quanto osservato, poiché questo muta in base a come l’osservatore decide di osservarlo. Tuttavia, qui si palesa un’ulteriore difficoltà. Altrove, ho descritto il respiro del Multiverso, argomento che aggiungo qui in nota giusto per rimarcare come, in realtà, si tratti del respiro del Campo  (Endecadimensionale). Ora, tale movimento avviene a una velocità infinitamente superiore a quella della luce e, di conseguenza, non può essere rilevato da un osservatore che stazioni in una creazione tetradimensionale giacché se il campo espande ogni oggetto contenuto in esso (compreso l’eventuale strumento di misura) si adegua in tempo zero, ma lo vedremo meglio in seguito.

Ecco, tutto quanto descritto sopra è il teatro all’interno del quale va in scena il dramma della vita biologica la quale, in realtà, diviene dramma solo allorché raggiunge il livello di consapevolezza sufficiente a trasformare la paura della morte in un’ossessione. E ciò accade solo nell’essere umano in virtù del terzo cervello (neocortex). In altri termini, l’essere umano è la variabile indipendente dal sistema proprio per la presenza in esso di una Parte Reale (Monadic Cloud), ossia un frammento infinitesimo di Coscienza Creatrice la quale cerca, nella Dualità, il modo per sconfiggere la sofferenza che sperimenta di continuo in entrambi gli stati: dielettrico e magnetico. Nel primo perché, ancorché onnisciente, è sola e immobile, nel secondo perché, nonostante sia molteplice e mai ferma, è ottusa. E lo fa creando il Burattino, ossia lo stato polarizzato, così che lo Zero Point Energy è il Monadic Cloud (ciò che nel modello cosmo-centrico è detto punto d’inerzia).

I Quark

La cosa interessante è che la quantomeccanica è giunta alla scoperta di 12 particelle sub-atomiche. Tali sono i Quark i quali formano gli adroni (protoni e/o neutroni), ossia i mattoni che costituiscono diversi tipi di Materia unendosi in maniera diversa fra loro. Ciò è perfettamente coerente con il concetto di Campo esposto sopra giacché, forse in relazione al numero di Quark che formano il singolo mattone fondamentale (l’atomo), la densità materica è destinata a mutare passando da forme fortemente dense ad altre nelle quali la densità diminuisce moltissimo.

Nota 2 – Ciò sul presupposto che, in ogni caso, la frequenza di salto fra dielettricità e magnetismo resti costante (tempo di Plank). Tuttavia, non possiamo avere certezza di questo fatto in relazione a forme di Materia che non conosciamo (e parliamo del 95% della Materia che costituisce il nostro universo). In teoria, quindi, nulla osta a che il CE sia generato da una frequenza variabile rispetto ai diversi livelli di densità ai quali l’Energia si esprime.

Tutto questo e come abbiamo sottolineato più volte, porta inevitabilmente la moderna fisica verso una visione olistica (il termine “olografica” appare già superato giacché descrittivo di una realtà meramente meccanica) del Campo Endecadimensionale (sempre che, ovviamente, non si scopra che le dimensioni esistenti siano in numero maggiore di undici). Tuttavia, dodici creazioni (undici più una costituita dallo Zero Point Energy) e dodici Quark, fanno ben presumere che il numero 11 relativo alle dimensioni esistenti goda di una forte coerenza. La seguente tabella espone il risultato del calcolo combinatorio semplice applicato alle undici dimensioni ipotizzate dalla M-theory, calcolo effettuato in base a :

Gerarchia dimensionale Numero dimensioni Numero delle creazioni Gruppi dimensionali
0 1 VACUUM o Piano d’Inerzia
XI 1 11 A, B … J
X 2 55 AB, AC … KJ
IX 3 165 ABC, ABD … IKJ
VIII 4 330 ABCD, ABCE … HIKJ
VII 5 462 ABCDE, ABCDF … GHIKJ
VI 6 462 ABCDEF, ABCDEG … FGHIKJ
V 7 330 ABCDEFG, ABCDEFH … EFGHIKJ
IV 8 165 ABCDEFGH, ABCDEFGI … DEFGHIKJ
III 9 55 ABCDEFGHI, ABCDEFGHJ … CDEFGHIKJ
II 10 11 ABCDEFGHIJ, ABCDEFGHIK … BCDEFGHIKJ
I 11 1 ABCDEFGHIJK

 

Il Campo Endecadimensionale

Tutto ciò porta, come detto, verso una visione olistica del Campo Endecadimensionale. In altre parole, il CE sarebbe un essere cosciente, espressione diretta della Coscienza Creatrice. Ora, se partiamo dalla premessa dell’assenza di qualità spazio-temporali nella Coscienza Creatrice (almeno nel suo stato di Uno) possiamo inferire due ipotesi alternative:

  1. Esiste un unico Multiverso infinito;
  2. Esistono infiniti Multiversi di dimensioni finite (considerato il fatto che il Multiverso nel quale esistiamo ha avuto un inizio, esso non può essere infinito, di conseguenza questa seconda ipotesi sembrerebbe quella più probabile).

In ogni caso, tutto ciò che c’è è il volto dinamico (magnetico, polare, chiamatelo come vi pare) della Coscienza Creatrice che appare/scompare con la frequenza suddetta e che è tuttora impegnata nello sforzo di trovare un Terzo Stato  di Coscienza nel quale cessare di sperimentare sofferenza. Ed è la mente logica il mezzo che la CC ha adottato per cercare di realizzare questo fine. Giacché solo con una mente logica, l’individuo soffre la costante pressione della morte e, di conseguenza, è costretto a genera consapevolezza.

Consapevolezza che, accumulandosi nei millenni, ha generato una conoscenza sempre meno compromessa dalla confabulazione egoica. Conoscenza che, infine, ha generato la verbalizzazione di tutto ciò.

La Gravità

Partendo, quindi, dall’idea di Campo e considerata la massiccia presenza di Materia ed Energia oscure nel nostro universo, il passo che trasforma la gravità da forza attrattiva a pressione subita dai corpi celesti può essere molto breve poiché se si considera il CE come un unico Campo il quale è espresso necessariamente da un’Energia diffusa, allora diviene piuttosto logico pensare che:

  1. Tale Campo interessa, attraversa e riempie ciascuno dei 2048 universi che compongono il CE;
  2. Tale Campo, muovendosi con il respiro stesso della Creatura, ne condivide la velocità la quale è superiore a quella della luce (questa resta un limite insuperabile solo per la fascia di creazioni tetradimensionali);
  3. Tale Campo collassa attorno a ogni oggetto cosmico secondo le note leggi newtoniane generando una pressione costante (ma presumibilmente diversa per ciascuna fascia dimensionale) e perpendicolare a ogni punto della superficie del singolo oggetto;
  4. In tale Campo, i buchi neri sono punti di fuga della Materia e dell’Energia (wormhole) i quali, infine, svolgono il fondamentale compito di tenere in equilibrio l’intero CE giacché, in un sistema così dispendioso com’è un universo tetradimensionale, la produzione d’Energia può facilmente eccedere limiti fatali, in primis per lo stesso sotto-sistema e, di seguito, per l’intero Campo Endecadimensionale;
  5. La conseguenza del punto 4 è che, da qualche parte, magari in creazioni nelle quali il livello energetico è particolarmente basso, devono esistere white holes dai quali tutto ciò che è inghiottito dai black holes fuoriesce, mantenendo in tal modo il sistema in equilibrio.

Per il resto, nulla muta nelle leggi gravitazionali. Persino il fantomatico punto di Lagrange riesce a salvarsi senza problemi. Tuttavia ciò che si guadagna in termini di descrivibilità non ha prezzo.

Panetwork

Altrove ho usato un termine diverso per indicare la specifica proprietà del Campo Endecadimensionale di veicolare informazioni a tempo zero a prescindere dalla distanza fra sorgente e ricevitore. Ora, pare evidente che tale proprietà non possa essere sfruttata da particelle che appartengano al nostro universo per il noto limite della velocità della luce (“c”).

Tuttavia, né la Materia, né l’Energia oscure si possono dire appartenenti a questo universo eppure, sia i calcoli della relatività generale, sia le incongruenze di questi con la velocità dei bracci a spirale delle galassie distanti, hanno persuaso i fisici a predicarne l’esistenza. E cosa può significare questo se non che esistono particelle che non possono dirsi appartenenti a un unico universo ma che, proprio in forza delle qualità del Campo, sono libere di viaggiare in qualsiasi tipo di creazione, a prescindere dal set dimensionale che la caratterizza? A motivo di ciò, ho abbandonato la vecchia nomenclatura (Psiconetwork) in favore di Panetwork, ossia una rete globale la quale coincide in modo preciso con il Campo Endecadimensionale e che giustifica non solo fenomeni quali la telepatia o la preveggenza, ma lo stesso entanglement quantistico.

Tali fenomeni, infatti, possono spiegarsi solo grazie a un’informazione che viaggia a una velocità infinitamente superiore a quella della luce. In tali casi, infatti, l’informazione deve assumere una forma tale da divenire compatibile con la Materia della quale si compone il Panetwork. La stessa Materia che chiamiamo oscura e che, di fatto, è l’intero Campo Endecadimensionale. A quel punto, l’informazione cambia mondo, letteralmente, giacché esce dall’universo tetradimensionale per entrare in un altro il quale è edificato su di un set dimensionale più grande e nel quale il limite di “c” semplicemente non esiste più.

È sfruttando questa rete oscura che madre e neonato comunicano continuamente. È così che due particelle mutano all’istante il loro spin a prescindere dalla distanza che le separa. Ed è ancora così che Tizio può predire un certo futuro probabile giacché quel futuro, siccome il CE esiste solamente nel qui e ora, in un altro universo s’è già compiuto e quell’informazione lo ha raggiunto in tempo zero.

Stessa cosa, quindi, per il problema cennato in Nota 1 e relativo al fatto che gli astrofisici sembra quasi che stiano adeguando le loro osservazioni al respiro del CE. In altri termini, la costante di Hubble dovrebbe rimanere immutata, quale che sia l’oggetto che sto osservando per calcolarla. Se questo non accade, ossia se la costante si trasforma in variabile, forse, il problema non è legato all’oggetto osservato, bensì all’osservatore il quale ha trovato, ovviamente in modo inconscio, il sistema per cambiare mondo a sua volta, ossia trasformando l’osservatore in un’informazione che può muoversi alla medesima velocità del CE. Se questo fosse vero, allora spiegherebbe molto bene il fluttuare della costante di Hubble la quale diminuirebbe in fase sistolica (raffreddamento, contrazione del Campo) e aumenterebbe in fase diastolica (riscaldamento, espansione del CE).

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