La Giostra

La Giostra 1

Il Problema

Da un lato, la porta sul Nulla (Keter), dall’altro la Follia Duale e nel mezzo, vicino all’Orizzonte degli Eventi, un cacciatore il quale, essendo il processo creativo contemporaneo a quello percettivo, è sempre nella condizione di diventare vittima di se stesso, precipitando in quello che un guerriero caduto definì l’urlo infinito.

Quanto descritto ci aiuterà a comprendere La Giostra.  Si veda il seguente schema:

La Giostra

Cos’è, dunque, l’Orizzonte degli Eventi se non il confine fra Keter, il quale è descrivibile come la macchina che trasforma l’Uno in Dualità e viceversa, e l’Esterno Duale (ED), altrimenti detto La Giostra? Va da sé che, in un simile scenario, sia il Corpo Fisico (CF), sia il Doppio Mnestico (DM) saranno ben descritti dalla locuzione Interno Duale (ID), ossia ciò che altrove ho descritto come Burattino. E si tratta di una distinzione davvero cruciale poiché il Burattino altro non è che il Momento Agente dei Nuclei Alogeni eventualmente presenti nel Monadic Cloud di turno.

Ora e come già descritto (Keter, Medusa), in base alla direzione del flusso di Coscienza, Keter svolge sia il ruolo di white-hole (con moto IN che produce vita), sia quello di black-hole (con moto OUT che produce morte). In altre parole, keter è altresì definibile come lo Zero Point Energy (ZPE) del Microcosmo, ossia è la macchina attraverso la quale ogni organismo vivente è duale per il tempo di Planck e non duale per un tempo identico.

Certo, per descrivere l’Interno Duale il vecchio nagual parlerebbe di bolla della percezione e sarebbe comunque corretto. Tuttavia, se è vero che creazione e percezione avvengono simultaneamente, allora sembra opportuno enfatizzare l’esiziale differenza che esiste fra l’Interno ed Esterno Duali giacché solo il primo (ID) è una creazione esclusivamente individuale, mentre il secondo (ED) è opera delle Eggregore. Si pensi, ad esempio, all’ambiente domestico, creato dalla famiglia per, poi, allargare gli ambiti sino a raggiungere il sistema solare (oltre non si va, come dimostrato qui). Ed è per questo che il confine esterno della bolla creativo/percettiva è identificato con precisione dalla locuzione Orizzonte degli Eventi, perché è oltre tale limite che il Burattino esperisce la sofferenza che gli permetterà di produrre Consapevolezza.

Ebbene, a ciò che sta oltre tale limite abbiamo dato il nome di Giostra. In realtà, anche Carosello o Luna Park funzionano altrettanto bene, ciò che conta è rendere l’idea di un meccanismo in moto perpetuo, sempre in atto di produrre un flusso incessante di suono e movimento nel quale ciascuno di noi è immerso da quando nasce e sino all’istante nel quale esala l’ultimo respiro.

Ora e come chiarito altrove (Keter), il punto di crisi sta nella totale incomprensibilità della Dualità e, di conseguenza, nella sua intrinseca follia giacché l’unico modo sensato che ho di descrivere ciò che non posso capire è di stigmatizzarlo, appunto, come follia. Oppure, in alternativa, posso convincermi che la vita è bellissima e che vale la pena d’essere vissuta. Ciò, tuttavia, al prezzo di un’insensatezza (follia) esponenzialmente crescente, all’incirca come indicato nel grafico in Figura 1 il quale mostra come la Curva della follia aumenti in modo vertiginoso con la distanza dell’Io Osservatore (IO) dall’Orizzonte degli Eventi.

Che significa questo? Semplice, quanto più grande sarà l’identificazione egoica dell’IO, tanto più crescerà la sua follia. E l’identificazione egoica si connota inevitabilmente con l’attaccamento morboso agli oggetti della Dualità, tutti virtuali e fasulli, eppure morbosamente bramati. Potere, denaro, fama, gloria, riconoscimento sociale per avere i quali gli individui sono disposti a qualsiasi cosa. Se non è follia questa, mi chiedo cosa lo possa essere.

Davvero non riesco a pensare a nulla di più spaventoso del tritacarne che abbiamo chiamato la Giostra, giacché si tratta di un gioco manifestamente truccato e in relazione al quale l’unico modo che abbiamo di non perdere è non giocare. E non sto descrivendo un’alternativa da anacoreti.

La Soluzione

Solo l’Agguato (1 e 2) ci permette di immergerci nel tritacarne uscendone vincenti poiché, come la risata feroce scatta, la giostra smette di girare (provare per credere). Ridere in modo feroce dell’emozione negativa ci toglie all’istante dal gioco al massacro, avvicinandoci viepiù all’Orizzonte degli Eventi. Questo perché, individualmente, l’Agguato determina, oltre alla disattivazione della Giostra, la distruzione di una o più macchine neurali (golem), sino al momento nel quale non ne abbiamo più. E questo disegna un percorso a ritroso che parte dal punto di follia nel quale ci ha lasciato il processo educativo, sino al punto di prossimità all’Orizzonte degli Eventi nel quale ci porta l’Agguato costante.

Questo è importante, la prossimità all’Orizzonte degli Eventi che, di conseguenza, non deve mai essere raggiunto se non nell’istante nel quale si scatena la Danza di Rosso (la morte fisica). E nessuno di noi può sapere quando tale Danza avrà inizio giacché la cosa dipende da un delicatissimo equilibrio psichemico determinato sia dalla disidentificazione egoica delll’IO, sia dallo stato interno di ciascun NA eventualmente presente nel Monadic Cloud.

Per questo il Filo del Rasoio si chiama così: perché l’equilibrio psichico che permette la corretta circumnavigazione dell’Orizzonte degli Eventi è assicurato solo dall’umiltà e dalla sobrietà del guerriero, nonché dalla ferocia e dalla spietatezza del suo Agguato. Umiltà e sobrietà impediscono al guerriero di diventare vittima di se stesso (per effetto dell’aumento dell’identificazione egoica), mentre l’Agguato gli permette di mantenere il numero della macchine neurali al minimo indispensabile per la sopravvivenza e la buona salute del Burattino.

I Dettagli

Forse è opportuno chiarire che l’Interno Duale (o Burattino) è qualcosa di molto complesso. Per farsene un’idea, basta dare un’occhiata ai modelli del cervello umano, ossia un organo che conta circa cento miliardi di neuroni ciascuno dei quali con un enorme numero di sinapsi potenzialmente attive. Del resto, il brain è lo strumento grazie al quale il nostro corpo nasce e si accresce ed è del tutto evidente che gran parte di tale dotazione neurale svolge compiti assolutamente imprescindibili per la salute e l’accrescimento somatico. Ne consegue che il nostro agguato non toccherà in alcun modo tali macchine.

Ecco, tutto questo potrebbe apparire ovvio e persino banale qualora ci fermassimo a considerare il brain nulla più che un insieme di neuroni. Il fatto è che le cose non sono così semplici perché una macchina tanto potente ha necessariamente un aspetto olistico altrettanto potente (se non di più), ossia un volto che è maggiore della somma delle parti che la compongono. E tale volto è il nostro Ego il quale, essendo mortale (because, soon or later, the brain will die), oltre ad avere in orrore la nostra parte immortale, è il vero motore della spinta (egoica) verso l’identificazione con gli oggetti della Dualità. In altre parole, l’Ego è il motore del nostro sonno.

Ebbene, la conseguenza di una tale impostazione è che, in apparenza paradossalmente, se non ci fosse la Giostra non avremmo alcuna possibilità di disidentificazione egoica. E questo perché solo la Giostra è capace di creare la sofferenza necessaria e sufficiente a generare nel singolo individuo il desiderio di dire basta e, di conseguenza, di principiare un reale cambiamento di sé.

Tuttavia, ciò che non deve mai essere sottovalutato è il potere del quale dispone l’Ego. Potere talmente esteso che genera un gioco truccato al pari di quello che troviamo sulla Giostra. Di conseguenza, anche qui il segreto è non ingaggiare la lotta poiché sarebbe comunque perduta. Anche qui, infine, l’unica arma realmente efficace è la risata feroce la quale, come nell’Esterno Duale, va usata per generare un progressivo distacco. L’unica differenza sta nel fatto che se nell’ED siamo chiamati ad agguatare emozioni scatenate da circostanze di vita contingenti, nell’ID ci troviamo a contrastare reminiscenze emotive tutte gestite dalla presenza interferente chiamata K. Cosa più facile a dirsi che a farsi.

 

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