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DNA e Monadic Cloud

Premessa

La premessa fondamentale a questo lavoro è che il processo creativo è un fenomeno nel quale il più denso procede dal più sottile e non viceversa. Per dirla in modo più semplice e diretto: è la psiche che crea la materia, mai il contrario.

Partendo da tale premessa, quindi, ciò che mi appresto a formulare è un’ipotesi di lavoro la quale assume che il DNA umano sia ciò che, sul piano fisico, noi riusciamo a vedere della nostra parte immortale, ossia di ciò che sul Filo del Rasoio prende il nome di Monadic Cloud.

In buona sostanza e in base all’ipotesi proposta, il DNA umano è il volto fisico del Monadic Cloud laddove il volto psichico è concretato dai Nuclei Alogeni.

Il Volto del Monadic Cloud

Il genoma umano è costruito su 3 miliardi e 200 milioni di basi azotate. Tuttavia, solo una piccola parte di queste (48 milioni di basi) forma i c.d. prodotti maturi e, come usa dire, codifica. Il resto, fino a poco tempo fa e a torto denominato “spazzatura”, è DNA non codificante. In sostanza e da una prospettiva animica, tale DNA non codificante costituisce la gran parte del Volto (fisico) del Monadic Cloud.

In altre parole, se la parte codificante è il luogo dove risiedono le informazioni genetiche indispensabili per la biosintesi di RNA e proteine, ossia di molecole senza le quali è impossibile la vita, la gigantesca coda (pari al 98.5% dell’intero genoma) di DNA non codificante è la traccia attuale della storia della vita stessa.

In biogenetica, almeno sino al secolo scorso, era ritenuta legge fondamentale la c.d. ontogenesi la quale descriveva l’insieme dei processi di sviluppo biologico di un singolo organismo, dal suo stato di cellula fecondata (zigote) a quello di individuo completo. Attualmente, si preferisce la descrizione fornita dalla filogenesi la quale descrive il processo di ramificazione nell’evoluzione della vita.

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Figura 2: Filogenesi

Tuttavia, se la descrizione ontogenetica è ritenuta troppo semplicistica dalla moderna biologia, essa è comunque descritta come portatrice di argomenti a favore della filogenetica. Il punto, in effetti, sta nella diversa complessità fra le due descrizioni poiché l’ontogenesi riguarda lo sviluppo di un singolo individuo, mentre la filogenesi è relativa alle linee di discendenza e, di conseguenza, a singole specie.

Se si osserva il diagramma in Figura 2, si vede come dal punto zero, al centro del diagramma, scaturisce una prima divisione dalla quale nascono i due Domini previsti dalla classificazione tassonomica degli esseri viventi: gli organismi procarioti da un lato (dai quali discendono i batteri e gli archea) e gli organismi eucarioti dall’altro (i quali ricomprendono ogni altra forma di vita).

Ebbene, il LUCA (Last Common Universal Ancestor), che cito più volte nei miei lavori, ha originato quel bivio circa 1.4 miliardi d’anni fa. In quello specifico spazio-tempo, il LUCA, una piccolissima cellula procariote, ingoia un batterio il quale porta in essa informazioni genetiche delle quali era sfornita, in tal modo conferendole la possibilità di vivere in ambienti nei quali prima non avrebbe potuto. Informazioni che sono ancora dentro di noi e che fondano le direttive fondamentali sulle quali basiamo la nostra sopravvivenza: la Primaria (nutrirsi di altra vita biologica) e la Secondaria (riprodursi).

Ora, personalmente sono convinto che la Coscienza Duale (CD) nasce con la comparsa del Multiverso, ossia con il Big Bang, al punto che un quark potrebbe esprimere già un minimo livello di CD. Questo poiché la Coscienza Creatrice, pur essendo priva di consapevolezza, è dotata del minimo livello di coscienza pensabile. Un livello che permane sia nel suo stato di Uno, sia nella sua forma Duale.

Ebbene, entrambi tali stati (Uno e Dualità e lo abbiamo visto in Zero Point Energy) si avvicendano nel Qui e Ora alla terrificante frequenza dettata dal tempo di Planck (5,391 × 10−44 secondi), con la conseguenza che lo stato di Coscienza presente nell’istante immediatamente successivo al Big Bang è diverso da zero.

Non abbiamo idea di come questo si caratterizzi in termini di presenza monadica nella materia inorganica. In specifico, non possiamo in alcun modo sapere quale sia lo stato minimo della materia che consenta la presenza di almeno una monade al suo interno. Tuttavia, esistono taluni ordini di grandezza noti che potrebbero essere usati e che riporto nel seguente schema:

Figura 3: Ordini di Grandezza

Oppure, potremmo azzardare l’ipotesi che tale grandezza possa corrispondere allo spazio di Planck, ossia 1,616255 × 10−35 metri. In ogni caso, postulando uno spazio sferoide con diametro equivalente a una delle misure proposte, avremmo che tale spazio equivale a quanto occupato da una singola monade. La quale monade, in virtù del c.d. principio autistico, è totalmente inconsapevole di tutte le altre … almeno sino all’istante preciso determinato dalla comparsa della vita.

Nota – Dove e quando la comparsa della vita sia avvenuta non è noto, ma assumiamo, come vuole la scienza ufficiale, che le maggiori probabilità dell’evento si siano verificate (su questo pianeta) in un periodo compreso fra i 4.4 e i 2.7 miliardi di anni fa, con il periodo più probabile collocato a 3.9 miliardi di anni fa.

Fra gli assunti di base adottati dalla descrizione proposta dal Filo del Rasoio c’è il senso di colpa (sdc) che la Coscienza Creatrice (CC) sperimenta (a prescindere) qualora si trovi in uno stato duale. E questo a motivo del fatto che nella Dualità, proprio perché ogni oggetto è separato dal suo opposto, la CC (divenuta CD) ha perduto la capacità di comprendere la propria creazione. Di fatto, la CD può descrivere la creazione (ossia, se stessa) e ciò nondimeno non ha alcuna possibilità di comprendere quel che va descrivendo. Ebbene, questo è un fatto che, 13.8 miliardi di anni dopo il Big Bang, si è riusciti finalmente a verbalizzare e che, di conseguenza, possiamo comunicarci vicendevolmente. Tuttavia, questo stesso fatto è già presente nell’attimo immediatamente successivo il Big Bang, tanto che si afferma che la CC esce da uno stato di sofferenza, determinato dalla solitudine eterna, per entrare in un altro determinato dal senso di colpa (nel quale, appunto, è descritta come Coscienza Duale). Colpa vissuta in modo totalmente oscuro da ogni singola monade per l’assenza della Consapevolezza.

Ebbene, affermo che la sofferenza determinata dal sdc è il motore dell’evoluzione della Coscienza Duale la quale, proprio e solo grazie a tale impulso trova il modo per compiere il secondo salto evolutivo, ossia la comparsa della vita. Di seguito, riporto la tabella dei salti evolutivi i quali, nel loro insieme, descrivono la Grande Ottava della Consapevolezza (GOC):

Salto ANNI EVENTO
I -13,82 mld Big Bang
II -4/5 mld Comparsa della vita biologica
III -1,4 mld Last Universal Common Ancestor (LUCA)
IV -230 mln Comparsa del Cervello rettile (sauri)
V -150 mln Comparsa del Cervello emotivo (mammiferi)
VI -35000/-40000 Neocorteccia (Femina Sapiens)
VII Adesso ?

In sostanza, ciò che c’è è una mirabolante strategia che, in modo totalmente istintivo, si auto-realizza nel corso di 13.82 miliardi di anni e che porta, di fatto, infinitesime parti della Creatura (Multiverso) anzitutto alla vita biologica e, di seguito, a un incremento consapevole tanto lento quanto inesorabile e stupefacente.

Tutto ciò per affermare che di quei dieci miliardi di anni durante i quali il fuoco della sofferenza è penetrato nella materia inanimata per portarla alla comparsa di nucleotidi corti capaci di trascrivere informazioni, nel genoma umano non sembra potervi essere traccia. Di conseguenza, il volto fisico del Monadic Cloud non potrà mostrare alcunché di quel lunghissimo periodo.

Per questo, ci limiteremo ad affermare che il Volto del Monadic Cloud inizia a formarsi con la comparsa del c.d. trascrittore o replicatore circa 3.9 miliardi di anni fa (Ipotesi del Mondo a RNA formulata per la prima volta da Alexander Rich 1963, quindi da Carl Woese 1968 e, da ultimo, dal premio Nobel Walter Gilbert 1986). In sostanza, l’ipotesi è che il primo elemento fondamentale a formarsi sia stato il replicatore, ossia l’acido ribonucleico (RNA) e che grazie a questo, di seguito, si siano formati il DNA, le proteine, i carboidrati e i lipidi (i mattoni fondamentali di ogni forma di vita).

È stato da quel momento che l’equazione

informazione = consapevolezza

ha iniziato a prendere forma, con la conseguenza che la Coscienza Duale ha creato una macchina la quale ha avuto l’unico compito di salvare l’informazione in altre macchine, assai più complesse e stabili e capaci di conservarla per gli organismi che sarebbero venuti dopo.

Ora, la domanda per il razionalista è semplice: la Natura preesiste alla comparsa della vita oppure no? Perché se così non è, allora non ha alcun senso parlare di Natura se non come costrutto olistico dei i fenomeni relativi alla vita organica. Tuttavia, se è lecito o persino necessario predicare l’esistenza di un costrutto olistico per la vita biologica, non si vede per quale motivo non lo si possa fare per l’intero Multiverso o, in locale, per questo universo. Infine, poiché olismo e coscienza appaiono come sostantivi totalmente intercambiabili, nemmeno si vede quale sia l’ostacolo a riconoscere che l’evoluzione è iniziata immediatamente dopo il Big Bang.

Con ciò dovrebbe essere assai evidente che il motore dell’evoluzione è stata la sofferenza giacché è del tutto privo di senso che prima della vita biologica il concetto stesso di evoluzione fosse del tutto assente. Se così fosse stato, infatti, in nessun caso la vita biologica avrebbe fatto la sua comparsa poiché la Coscienza Duale (che, dopo la comparsa della vita prenderà il nome di Natura) non fa nulla senza una causa precisa. E, come ribadito più volte, questa causa è stata la sofferenza generata dal senso di colpa scaturente dall’incapacità di comprendere ciò che la CD aveva creato.

I-motif DNA

Già dal 2013 si erano osservate strutture alle quali era stato dato il nome di G-quadruplex (DNA a quattro eliche in luogo delle canoniche due). Tuttavia, questo era avvenuto solo occasionalmente e in organismi molto semplici. Nel 2018, però, un team di ricercatori australiani, grazie ad alcuni anticorpi specializzati, è riuscito a dimostrare la capacità del DNA di modificare se stesso in base allo stato attuale del ciclo cellulare tramite specifiche anse fomate da quattro eliche in luogo di due.

Per chiarezza, il DNA conserva le informazioni che permettono la costruzione, la gestione, l’accrescimento e la manutenzione di un organismo, codificati nella sua struttura primaria (sequenza basi). Di conseguenza, le sue funzioni sono, molto genericamente, così descrivibili:

  1. Fornire le informazioni genetiche per l’edificazione e il corretto funzionamento dell’organismo tramite molecole di RNA che copiano tali informazioni (trascrizione) e le trasformano (traduzione) in proteine (sintesi proteica);
  2. Generare copie delle informazioni genetiche (duplicazione o replicazione del DNA) in modo da rendere disponibile l’intero progetto genetico per le nuove cellule che si formano.

Ebbene, l’individuazione del c.d. I-motif DNA fornisce alla descrizione qui proposta un’importante conferma poiché dimostra che il genoma è una macchina biologica che:

  • Progredisce nel tempo modificando se stesso in base al ciclo cellulare (il quale è inevitabilmente influenzato dall’ambiente nel quale l’organismo biologico vive) e, di conseguenza, codifica informazioni nuove, assenti in precedenza;
  • Mantiene in sé traccia di ogni informazione obsoleta e costruendo, in tal modo, propriamente ciò che in apertura abbiamo definito come Volto Fisico del Monadic Cloud.

Ecco, personalmente ritengo tutto questo la descrizione più evidente del fatto che il DNA rappresenta il divenire fisico della Consapevolezza all’interno della Coscienza Duale e che, di conseguenza, esso può essere, a sua volta e in modo pienamente legittimo, definito come il Volto Fisico del MC (il quale MC altro non è che il Momento Agente della stessa Coscienza Duale).

Tale Volto, quindi, evolve nel tempo e necessariamente si trasforma mantenendo, tuttavia, memoria plastica (fisica) di ciò che è stato poiché se l’informazione è consapevolezza, allora l’unico modo per rendere tale equazione reale è mantenere memoria dell’informazione medesima. Solo così la Grande Ottava della Consapevolezza (GOC) può arrivare al vero target: l’uscita dalla Danza Folle tramite la creazione di un terzo Stato di Coscienza nel quale conoscibilità e descrivibilità siano entrambe pienamente presenti.

 

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