The Monadic Cloud

Con il tempo, la descrizione muta, divenendo sempre più astratta e potente. L’agenda di tali mutamenti è dettata dalla parte femminile del Filo, mentre alla parte maschile resta il compito di renderla coerente e comprensibile.

Ebbene, l’ultimo mutamento, per il quale ringraziamo la nostra sovrana, riguarda la descrizione della Parte Immortale che, almeno sino a ora e in determinate circostanze, è stata definita Gregge Monadico. Ora, come del resto ho rimarcato più volte, il problema più grande che si pone quando si cerca di descrivere la Parte Immortale è che ogni caratterizzazione che se ne fa, porta alla creazione di un parassita. E questo è un problema giacché la moltiplicazione dei parassiti (leggi, moltiplicazione inutile della complessità) è sempre un errore.

Per questo si è deciso di abbandonare la descrizione, di fatto un po’ naïve, della nostra Parte Immortale come Gregge Monadico, introducendone una più astratta in base alla quale tale Parte Immortale, soprattutto nella sua accezione primitiva, resta qualcosa di sostanzialmente indescrivibile, un campo endecadimensionale che, al più, può essere pensato come uno spazio discreto (finito) di probabilità (ciò rispetto alla Coscienza Creatrice che, viceversa, è ipotizzabile come campo infinito di probabilità).

Qualcosa che, forse, può essere reso, almeno in idea, dalla nube elettronica (rectius: orbitale) usata dai fisici per indicare lo spazio all’interno del quale vi è un’elevata probabilità di trovare una particella (tutto ciò per via del principio di indeterminazione di Heisenberg il quale prevede l’impossibilità di associare a una particella, nel medesimo tempo, posizione e relativa quantità di moto).

Ebbene, in relazione alla nostra Parte Immortale, essendo il livello di indeterminabilità di una qualsiasi informazione che la riguardi pressoché assoluto, s’è pensato di proporne una descrizione simile, denominandola Monandic Cloud (MC) poiché resa graficamente proprio come un orbitale:

The Monadic Cloud

Il senso, quindi, dovrebbe essere quello di uno campo endecadimensionale discreto (finito) del quale, almeno nella sua forma primitiva, non è possibile affermare alcunché se non che espone la capacità, empiricamente verificabile, di aumentare la propria consapevolezza esperendo la sofferenza tramite ciò che chiamiamo Burattino (per la descrizione del quale rimando all’articolo dal titolo Anima).

Ora, tale incremento consapevole è stato indagato e, in parte, descritto in diversi articoli e in due di questi (Da Questa Parte del Muro ed Eziologia Delle Psicosi) in modo particolarmente dettagliato grazie al concetto di Nucleo Alogeno. In specifico, si è rimarcato il fatto che a seguito del reiterarsi delle esperienze di vita dei singoli Burattini espressi da ogni singolo MC durante il trascorrere del tempo, si sono formati veri e propri agglomerati consapevoli, denominati Nuclei Alogeni, i quali hanno come proprietà fondamentale quella di indirizzare il Burattino stesso nelle sue singole scelte di vita. Al punto che quando ci si riferisce all’essenza di un determinato individuo, invariabilmente si fa riferimento ai Nuclei Alogeni che caratterizzano il suo MC, ossia a qualcosa che se è ancora genericamente rappresentabile come una nube elettronica, presenta al suo interno coaguli consapevoli tanto più fortemente caratterizzati, quanto più la storia che li ha costruiti è stata lunga e sofferta.

The Monadic Cloud 2

Le dinamiche che possono essere innescate da questi coaguli consapevoli sono in parte state indagate nel lavoro dal titolo Eziologia delle Psicosi. Qui, però, intendo insistere su un aspetto centrale dell’intera faccenda, ossia sul fatto che ogni Nucleo Alogeno è caratterizzato da specifici appetiti i quali costituiscono l’autentico motore della spinta psicodinamica che lo caratterizza.

In altre parole, i Nuclei Alogeni sono efficacemente descrivibili come parassiti animici. Se qualcuno di voi ha visto A Beautiful Mind, film del 2001 diretto da Ron Howard che racconta la storia di John Forbes Nash jr., genio matematico divenuto preda di una devastante schizofrenia paranoide, forse ricorderà la scena durante la quale, nella sala da tè dell’università di Princeton, i colleghi professori riservano a Nash la consegna della penne, come riconoscimento unanime del loro rispetto verso di lui. Ebbene, Nash è in quella sala per parlare con Thomas King che lo notizia del fatto che gli sarà assegnato il Nobel per l’economia. In quella scena a mio avviso memorabile, Nash, prevenendo le domande di King sul suo stato mentale, descrive la sua psicosi nel seguente modo:

Vi metterei in imbarazzo? Sì, è possibile. Perché vede, io … io sono pazzo. Prendo i farmaci più moderni, ma  vedo ancora cose che non sono reali. Scelgo di non prenderle in considerazione. Come una dieta della mente, scelgo di non indulgere in certi appetiti. Come il mio appetito per gli schemi, forse il mio appetito per l’immaginazione e il sogno.

Ecco, ritengo che questo descriva alla perfezione ciò che intendo per parassita animico e, in specifico, la sua potenza e, di conseguenza, la sua ambiguità. Quel che cerco di rappresentare, infine, è che più sono potenti i Nuclei Alogeni presenti nel nostro MC, più sarà tremenda la difficoltà, per noi Burattini, di trovare un punto d’equilibrio fra il Nulla (assenza di qualsiasi parassita) e la follia (identificazione dell’Io Osservatore con i propri parassiti animici).

Quel punto d’equilibrio è offerto dal Filo del Rasoio.

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