Il Doppio Immortale – Parte I

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Premessa

Dopo la pausa estiva dedicata alle amenità apocalittiche in atto nell’intero pianeta, avverto l’urgenza di chiarire l’aspetto forse più decisivo e nascosto del Filo, ossia il modo concreto con il quale conchiudere l’esperienza del Burattino, semplicemente cambiando dimora.

Raccomando, quindi, il lettore di considerare quanto segue come sempre e solo il frutto di esperienza diretta e, per di più, nemmeno conclusa (viceversa, non sarei qui a pigiar tasti). Nondimeno e considerato l’intero cimento che, ormai, copre quarantadue anni della mia vita adulta, nonché ciò che sto direttamente sperimentando in queste settimane, intendo continuare ciò che vado facendo dal 2016, pubblicando ogni fatto, senza nascondere alcunché.

In realtà, ho già messo in versi l’intera faccenda. Versi che potete trovare nel lavoro dal titolo La Scelta. Tuttavia, mi rendo conto che, soprattutto per coloro che ancora non hanno fatto proprio il linguaggio del Filo, quei medesimi versi possono comportare un ostacolo giacché caratterizzati da un certo ermetismo dettato, del resto, dalla stessa forma poetica adottata. Per questo, intendo proporne un’autentica parafrasi capace, almeno nelle intenzioni, di chiarirne in modo sostanzialmente pragmatico, il senso autentico.

So, let’s go.

La Danza di Rosso

Come affermato in La Chiusura del Cerchio, Rosso scatena la sua danza una sola volta nella vita di ogni organismo (a prescindere dalla complessità di quest’ultimo), ossia quando uccide il supporto biologico. E ciò al contrario di Latone che, viceversa, durante l’intera vita danza spesso e volentieri nell’estasi orgasmica (non sappiamo se forme poco evolute di vita biologica abbiamo orgasmi, ma non ci complichiamo troppo le cose). Per (ri)dirla, quindi, in modo semplice: Latone è portatore di vita, mentre Rosso è latore di morte … ecco, non è pleonastico precisare che si muore una volta sola e si tratta sempre e comunque della fine di una vita biologica, giacché solo ciò che è nato (ed è, perciò, virtuale) può e deve morire.

Ora, chi segue il Filo sa (o almeno dovrebbe sapere) che il guerriero, durante la sua intera esistenza fisica, evita accuratamente di sminchiare (troppo belle le forme dialettali) il Doppio Mnestico (DM) con manovre quali il sogno lucido, la proiezione astrale o, più generalmente, qualsivoglia uso inappropriato del DM. E, sul punto, è d’uopo immediatamente riaffermare che, per il Filo del Rasoio, il DM conosce un unico uso appropriato, ossia la Danza di Rosso. Le motivazioni di una tale, rigorosa, impostazione sono state più volte descritte sul blog e non cade qui di tornarvi in alcun modo, se non per ribadire il fatto che tutto questo è teleologicamente determinato anzitutto del perseguimento dello Scopo (lo Stato Terzo) e, di conseguenza, dalle due qualità fondamentali che il guerriero coltiva in se stesso proprio in vista di tale obiettivo: l’impeccabilità e la sobrietà, ossia gli unici strumenti capaci di portare l’individuo a un controllo reale delle proprie pulsioni.

Nei fatti, quindi, l’intera vita del guerriero che percorre il Filo è descrivibile come una preparazione all’evento unico e irripetibile denominato Danza di Rosso poiché questo è il solo modo per la realizzazione di un Doppio Immortale il quale, a sua volta e come unico strumento possibile rispetto allo Scopo, necessita di un Io Osservatore (IO) senza macchia, ossia capace, nell’istante della morte fisica, di gestire la Danza di Rosso per:

  • Edificare il Doppio Immortale;
  • Spostare se stesso nella dimora eterna.

L’onda nera

Ogni notte, nella fase di addormentamento e almeno nella normalità dei casi, l’IO è riassorbito dal Monadic Cloud (MC) che, come descritto in Another Day, Another Chance, abbandona il Burattino per tornare al luogo originario. Ciò accade per dare tempo alla bugia concretata dal corpo fisico (virtuale) di riparare se stessa, in vista di un altro giorno da spendere nella Dualità, nuovamente sostenuta (e consumata) dal proprio MC (parte reale).

Ecco, ciò che ho appena descritto è fenomeno che, nel suo complesso, principia con ciò che ho definito l’onda nera la quale può essere descritta come il motore della prima fase dell’intera manovra. In realtà, tale onda nera altro non è che una debole istanza di Rosso e il ruolo della quale è davvero semplice: separare IO da Ego, ossia l’istanza immortale da quella mortale. Di fatto, quindi, l’onda nera determina una piccola morte la quale è rispecchiata perfettamente dallo stato comatoso del soma nelle fasi profonde del sonno delta. E il tutto, si badi, avviene molto semplicemente interrompendo il rapporto di identificazione egoica dell’IO.

Così, il distacco dell’IO dall’Ego è descrivibile come un’azione davvero semplice la quale, tuttavia, è regolata da ciò che abbiamo definito funzione traghettatrice (K). In effetti, tale funzione si preoccupa di principiare e gestire la fase ipnagogica portando l’IO dentro uno stato di totale incoscienza in modo da evitargli qualsiasi contatto con il mondo onirico. Questo, almeno il più delle volte, appare necessario poiché non esiste garanzia che, senza un tale aiuto, l’IO si possa adeguare in modo preciso a una tale esigenza (principalmente, lo ricordo, di manutenzione psico-fisica del Burattino).  Provenendo, infatti, da un’intera giornata trascorsa in real life a contatto con input della natura più diversa e spesso distruttiva (sulla Giostra, per intenderci), è assai facile per l’IO giungere a tale salto con livelli di identificazione egoica del tutto fuori controllo e tali da spingerlo morbosamente verso il sogno lucido o la proiezione astrale. Any way,  la manovra descritta avviene all’incirca nel seguente modo:

Onda Nera
Figura 1: Funzione traghettatrice e onda nera

 

È la funzione traghettatrice, quindi, a garantire che l’intera manovra avvenga in modo corretto. Non solo, al rientro, circa una o due ore dopo, la medesima funzione ripercorre il medesimo sentiero a ritroso. Questa volta, però, lasciando libero l’IO di sostare nel mondo onirico per un certo tempo, fase assolutamente fondamentale per più motivi che non starò a ripetere.

NOTA – Ovviamente, a livello neurologico, la c.d. funzione traghettatrice è rappresentata, almeno in fase ipnagogica, dalla melatonina prodotta dalla ghiandola pineale. Tuttavia,  si tenga ben presente che la melatonina, attraverso uno specifico processo biochimico, è destinata a trasformarsi in DMT, ossia una triptammina psichedelica simile alla serotonina la quale gestisce l’intero processo onirico e, in diversi casi (dipende dalla sua concentrazione ematica), anche la fase ipnopompica, ossia di uscita dal sonno (si pensi ai c.d. Falsi Risvegli). Il must, quindi, è sempre il medesimo: ogni processo psichico, ne genera uno fisiologico sulla scorta del principio che il più denso procede dal più sottile.

L’onda nera, quindi, ha una funzione tipicamente contra-vitae giacché, come si legge nei versi linkati:

L’onda nera sorge, spinge, urge

E, distinguendo, vomita veleno

Portando il sonno alle macchine che

Come birilli ubriachi e perduti

Cadono esterrefatti e silenti.

Laddove le macchine sono gruppi di neuroni fisici (golem) legati gli uni agli altri dalle abitudini di vita. In sostanza, l’onda nera spegne l’Ego che, è evidente, conosce in modo perfetto e ciò libera l’IO dall’identificazione permettendo a K di condurlo dentro il Nulla.

La cosa rilevante, almeno sotto un profilo strettamente psicodinamico, è che ciò avviene in occasione di ogni addormentamento (salvi i casi d’insonnia, etc.), quasi che Rosso, in ciascuna di queste occasioni, suggerisca all’IO il proprio modus operandi. Ciò a dire:

Lo vedi? Farò così e tu dovrai essere diverso da ciò che sei ora!

Per anni il guerriero affina il suo Agguato e, soprattutto all’inizio, spesso il senso di ciò gli è comprensibile solo per qualche breve attimo. Eppure, più egli riesce a distinguere se stesso (IO) dalle reazioni meccaniche del proprio brain (Ego), più ciò che in realtà egli è gli diviene chiaro. Poco per volta, riesce a vedere con chiarezza la reazione egoica, lo scatto d’ira, anche solo immaginato, l’insulto gratuito e mai pronunciato a chiunque non abbia una faccia compiacente. Pian piano s’avvede che esistono due lui: uno meccanico, basso, belluino, cieco e del tutto privo di volontà propria e un secondo, distaccato e capace di vedere in modo distante e trasparente le azioni egoiche del primo ma che, soprattutto, è depositario di una Volontà Vera. E questa consapevolezza cresce nel tempo avendo, come diceva il vecchio nagual del silenzio interiore, un effetto cumulativo.

Tutto ciò sino all’istante della Danza di Rosso.

Il sonno del Pastore

Finanche il Pastore è raggiunto.

Lo vedo crollare come piombo nero,

Come pupo privato del puparo.

Lo vedo schiantare, sorpreso, annichilito.

Il sonno del Pastore è la morte di K e si verifica una sola volta, proprio come la morte fisica. Di fatto, è l’evento che pone l’IO nella posizione di compiere la Scelta della quale, tuttavia, parleremo in seguito giacché, prima di ciò, esiste un sentiero psichico assai fortemente caratterizzato che attende il guerriero. E’ il percorso che ho completato in questo periodo e che ora, con tutti i miei limiti, cercherò di descrivere.

Accade che, oltre un determinato livello di fluidità sinaptica, nell’individuo inizi a sorgere una sorta di certezza destinata, peraltro e a volte, a essere cementata da grandi sogni molto specifici e del tutto privi di ambiguità. Sogni all’interno dei quali, l’IO incontra in modo pressoché diretto il proprio NA dominante e, da questo, ottiene informazioni assai precise, oltreché del tutto sorprendenti.

Ora, considerato il fatto che una comunicazione diretta fra Nucleo Alogeno e Io Osservatore è evento rarissimo, posso testimoniare che se un NA parla al suo IO anche con chiarezza che non lascia adito a dubbi, ciò comporta una svolta drammatica, fondata sulla convinzione invincibile di essere riusciti a conquistare il proprio Nucleo Alogeno.

Sul punto, posso solo descrivere emozioni perché non esistono parole capaci di condensare in un unico tratto emotivo la consapevolezza d’essere uscito, davvero e per sempre, dai lunghissimi anni di solitudine, frustrazione, sofferenza, spaesamento, lotta perenne, furia, prove feroci e relativo spietato controllo e non so più che altro.

Posso solo dire che, mesi fa, ebbi un primo, incredibile Falso Risveglio (FR) all’interno del quale venivo svegliato nel cuore della notte da rumori che provenivano dalla camera delle ragazze. Mi alzo, spaventato. Esco dalla camera da letto, guadagno il corridoio e vedo la luce accesa nell’altra camera. Qualcuno è lì e sta sbatacchiando qualcosa nelle mani. Mi avvicino e vedo un uomo alto, forse due metri. Emana un’aura di potere e con intensità impossibile da dimenticare mi guarda e senza un attimo di esitazione mi dice: “padre, figlio”. Mi sveglio di soprassalto e, da allora, nulla è stato più come prima.

Circa un mese dopo, è giunto il secondo FR nel quale, dopo aver assistito a un tentativo di suicidio dell’Ego, mi sono ritrovato solo a stringere nel palmo della mano destra un gioiello molto simile a questo:

Pineal Gland
Figura 2: Pineale

Anche in tale occasione, il risveglio è stato repentino e immediata la consapevolezza del significato dell’esperienza, ossia che quel gioiello era la mia ghiandola pineale e che, quando fosse stato il tempo, avrei dovuto fare una cosa sola: schiantarla per liberarne il contenuto.

Da allora, ho iniziato a notare mutamenti sempre più marcati, tutti legati all’aumento costante della  mia fluidità sinaptica e questo soprattutto in relazione alla real life. Tuttavia, da un mese a questa parte, è come se l’intero flusso attentivo avesse mutato direzione, introvertendosi. Devo dire che ciò, forse anche grazie alla pandemia, non ha tolto nulla al mio stile di vita, ma ha indotto un processo davvero sorprendente e relativo al mio modo di entrare nel sonno.

Per la verità, è da molti anni che, soprattutto la notte, magari in occasione di qualche risveglio tormentato, applico una tecnica che, almeno in occidente, è conosciuta come Training Autogeno. Derivata dallo yoga, la tecnica porta, in posizione distesa e supina, a un profondo rilassamento del muscoli di tutto il corpo, compresi gli organi viscerali inducendo, di conseguenza (e almeno in me), un veloce ritorno al sonno profondo. Penso di poter affermare di avere avuto pochissime notti insonni nella mia vita, proprio e solo grazie a questa tecnica.

Ciò che, tuttavia, è accaduto nell’ultimo mese è stato realmente spiazzante giacché un banale esercizio che ho ripetuto in modo automatico per molti anni, s’è trasformato improvvisamente in un potentissimo generatore di silenzio interiore, solo che avviene in posizione supina. Ciò che accade è semplice: mi corico e la sola cosa che faccio è di portare l’intera attenzione sul corpo, sfruttando la sensazione generata dal suo peso naturale. A quel punto si genera una sorta di shift, uno spostamento automatico dell’attenzione nel luogo della presenza così come descritta da Gurdjieff: io sono. E si tratta di un fatto che, da solo, è capace di trasmettere la reale consapevolezza di aver sganciato totalmente l’Ego … pur esistendo in esso, giacché il biofeedback che si sta sfruttando è totalmente fisico!

Ecco, questo ha indotto una modificazione davvero impressionante sia del modo dell’IO di entrare nel sonno (perché comunque K sta in agguato sulla soglia ipnagogica) sia, sempre dell’IO, di esistere dentro il mondo onirico. Non ho sogni lucidi, questo deve essere chiaro, tuttavia ciò che non posso fare a meno di rilevare è un profondo mutamento in atto nelle dinamiche relative all’IO nello spazio onirico.

Mutamento davvero difficile da descrivere. Di certo, nulla che abbia mai sperimentato prima d’ora. Ciò che, però, posso affermare è che somiglia a una sorta di catarsi, un processo in base al quale l’IO si è affrancato dall’Ego in modo definitivo giacché, quando sono lì (e accade più volte ogni notte, anche se all’uscita dal primo delta è davvero intenso), mi sento su un piano diverso. Un piano al quale l’Ego non ha alcuna possibilità di accedere. Tanto che, durante le fasi REM più a ridosso del risveglio definitivo, sperimento in modo diretto l’odio dell’Ego il quale, però, non può alcunché rispetto a tale processo. Davvero vedo Amlego piangente, mentre IO sta sulla collina, immerso/a nel potere. Ed è lì che attendo il crollo del Pastore. Per la descrizione del quale, rimando al prossimo lavoro.

Si consideri, tuttavia, che qualora dovessi veder crollare il Pastore, il passo successivo sarebbe la Scelta, ossia lo schianto della pineale con il solo ausilio della mia mano destra … la parte logica dell’IO. E sì, la conseguenza è che un tale scritto potrebbe non essere mai pubblicato.

Who can tell?

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Il Doppio Immortale – Parte II

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