La Conoscenza del Bene e del Male

Bene e Male

Premessa

Di seguito, un frammento tratto dal lavoro intitolato Da Questa Parte Del Muro:

Una compassione e una pietà che generano dal non-fare, ossia dall’aver compreso pienamente che qualunque cosa noi facciamo, altro non è che incomprensibile follia, poiché non esistendo alcuna differenza fra ciò che definiamo Bene e ciò che riteniamo Male, scegliere l’uno o l’altro equivale a prendersi per il culo da soli.

Ho postato il frammento al solo scopo di mostrare lo stato dell’arte, ossia la consapevolezza attuale del fatto che sia il bene, sia il male sono le due facce della medaglia che, solitamente, denominiamo follia.

Ebbene, quanto sopra è il frutto di un percorso lungo all’incirca trentacinquemila anni e che origina nell’istante dell’incontro fra i Sapiens a 46 cromosomi e le Chiavi Biologiche, dopo che l’Elohim Yahweh imbeccò gli ominidi presenti nel Gan-Eden con le parole: “ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gn 2, 17). Ho già chiarito il senso di quel “certamente moriresti” il quale dà l’esatta misura dell’effetto della consapevolezza della morte, elemento che manca del tutto nel mondo animale (salvo quando la vita è in pericolo immediato) e che, negli esseri umani, genera il senso di precarietà e insicurezza che condisce il vivere quotidiano di ciascuno.

Nel presente lavoro, quindi, cercherò di descrivere quello che, per me, è il reale significato della proposizione “conoscenza del bene e del male”.

I due alberi

Potremmo partire con la seguente domanda: quale differenza esiste fra l’albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male? Un primo quesito che potrebbe apparire banale ma che, in realtà, contiene una certa complessità. In specifico:

  • L’albero della vita (Latone preponderante, Mescola chiara, conservativa) simboleggia il cibo dal quale trarre sostentamento e, quindi, oltre la sopravvivenza, rappresenta l’immobilità percettiva o, se volete, la fissazione del Punto d’Unione nella posizione specifica del mondo animale;
  • l’albero della conoscenza del bene e del male (Rosso preponderante, Mescola scura, di cambiamento) simboleggia le Chiavi Biologiche e, quindi, la motilità percettiva. In sostanza, lo spostamento progressivo del Punto d’Unione in una nuova posizione, quella della neocortex, il mondo degli esseri umani.

Anzitutto, una notazione sulla curiosa concordanza di nomenclatura, giacché si parla di alberi sia nella Bibbia, sia nella filogenesi eucariota. In effetti, potrebbe sembrare casuale. Tuttavia, siccome sul Filo siamo tutti profondamente persuasi che le coincidenze non esistano e partendo dal presupposto che entrambi i linguaggi (sia quello usato dai Nuclei Alogeni, sia quello adottato dalla filogenetica) abbiano natura profondamente simbolica, diviene evidente come il lemma albero acquisti in entrambi i casi il significato di processo evolutivo.

Così e come detto altrove, quando l’Elohim Yahweh si rivolge ai Sapiens 46, nei termini narrati dalla Bibbia, appare evidente la sua conoscenza dei processi filogenetici relativi a piante, funghi e primati (tutti organismi appartenenti al dominio eucariota). Ciò che accade, quindi, è la trasmissione di informazioni assai precise e puntuali, tutte relative alla natura profonda dei frutti generati dalle piante e dai funghi (in entrambi i casi, non da ogni specie, ma solo da quelle indicate dal NA in quella specifica occasione). E, in particolare, i frutti generati dalle piante appaiono come conservativi poiché mantengono la vita (Latone), mentre i funghi sono evolutivi giacché quelli appartenenti ad alcune specie generano una tremenda spinta in avanti (Rosso).

Nota – Oggi sappiamo che, in realtà, moltissime piante contengono alcaloidi più potenti della psilocibina (in particolare, la DMT). Tuttavia, sappiamo anche che la fruizione di tali sostanze non può avvenire per semplice ingestione poiché è necessaria una seconda molecola che azzeri temporaneamente l’enzima monoamminossidasi (vedi Le Chiavi Biologiche). Ciò comporta una conoscenza di natura tecnica sicuramente assente nei Sapiens che vivevano nel Gan-Eden. Di conseguenza, è sensato pensare che le prime Chiavi provenissero dal regno dei funghi.

Il bene e il male

Accade, così, che la prima Eva colga (o raccolga) il frutto proibito (il fungo) e ne mangi. E per chi, giustamente, obietta che i funghi non crescono sugli alberi (di certo non i funghi psilocibinici), esiste uno specifico affresco del XII secolo, nella chiesa ora in rovina di sant’Eligio a Plaincourault (Fr), che rappresenta un albero-fungo, inteso come albero della conoscenza del bene e del male.

Plaincourault
Figura 1: Affresco della tentazione in sant’Eligio, Plaincourault

In realtà, vi sarebbe davvero molto da dire rispetto al significato simbolico del dipinto in Figura 1. Tuttavia, mi limiterò a qualche breve cenno, relativo proprio al fungo che qui (per nulla a caso) è rappresentato come Amanita Muscaria, ossia il fungo rosso a pallini bianchi comunissimo in quasi tutto l’emisfero boreale. Sotto un profilo strettamente simbolico, infatti, si tratta della specie che meglio si presta a rappresentare l’inusuale assetto che vede tale frutto come il risultato di una Mescola nella quale predomina Rosso rispetto a Latone.

È opportuno specificare che l’Amanita Muscaria è un fungo psicotropo molto usato dalla tradizione sciamanica nord europea che da alcuni millenni sfrutta gli alcaloidi presenti in essa: l’acido ibotenico, il muscimolo e il muscazone. Ora e considerato il periodo durante il quale è stato realizzato l’affresco nonché la contestuale tradizione magica, appare logica la scelta di questa specie che, lo ricordiamo, insieme al Giusquiamo Nero (Hyoscyamus Niger) e alla Belladonna (Atropa Belladonna) era parte del bagaglio etnobotanico degli psiconauti dell’epoca.

Oggi sappiamo che, in realtà e nell’ipotesi che, almeno in occidente, il primo incontro con le Chiavi sia avvenuto in Africa, la prima Eva raccolse con ogni probabilità dei carpofori del tipo psilocybe (forse della specie Cubensis).

L’ipotesi, quindi, è che l’incontro delle Chiavi con i primati, scateni una drammatica motilità percettiva la quale, a sua volta, determina due possibili risultati alternativi:

  1. Una crescita ipertrofica della neocortex che, in un tempo brevissimo (rispetto ai tempi geologici), raggiunge le attuali dimensioni;
  2. L’attivazione neurale di una neocortex in tutto o in parte già sviluppata grazie alla c.d. Traslocazione Robertsoniana (responsabile della mutazione da Sapiens 48 a Sapiens 46).

Si tenga comunque presente che stiamo trattando di uno spostamento percettivo verosimilmente progressivo e che determina un percorso totalmente coerente con la linea temporale già proposta (v. Elohim) la quale individua per l’umanità tre fasi di crescita (infanzia, preadolescenza e adolescenza):

Linea del tempo

Ebbene, se questo è ciò che si vede, le implicazioni nascoste sono altrettanto precise poiché la consapevolezza della morte porta inevitabilmente l’essere umano a ridosso del Senso di Colpa (SdC). In effetti, questa potrebbe sembrare un’affermazione gratuita, ma è facilmente dimostrabile.

Come già specificato altrove, nell’essere umano il SdC è sistemico, ossia preesiste a qualsiasi altra cosa  poiché deriva dal fatto che, come Coscienza Duale, non possiamo capire ciò che andiamo descrivendo. Solo quando siamo Uno tale comprensione è possibile. Tuttavia questo ha un prezzo tremendo, giacché costringe la Coscienza Creatrice (CC) all’eterna solitudine propria di tale stato. Per questo la CC si lacera generando la Dualità (un Multiverso oppure infiniti Multiversi, quien sabe), per sfuggire a quella solitudine.

Tuttavia, non appena si ritrova Coscienza Duale (CD), essa è immediatamente preda del SdC perché scopre che non può comprendere ciò che, nella molteplicità, va descrivendo. Come potrebbe quando ogni cosa è separata dal proprio opposto? Come possiamo capire la materia se questa è separata dall’anti-materia?

Ebbene, questo dramma senza soluzione esiste allo stato latente in ciascun individuo sin dal primo istante successivo all’ingestione delle Chiavi Biologiche. Non solo, questo dramma è il vero motore delle domande che l’umanità si pone da sempre: chi siamo e perché esistiamo. Domande pelose, in realtà, perché la risposta è già dentro di noi. Tuttavia, ciascuno si guarda bene dal verbalizzarla questa risposta giacché farlo ci porterebbe a ridosso del mostro dal quale intendiamo fuggire: la solitudine eterna, appunto. Eppure, tali domande non cessano di tornare in superficie giacché alimentate proprio dalla presenza incipiente della morte biologica la quale si pone come variabile indipendente rispetto a qualsivoglia tipo di descrizione.

L’ossessione della morte , infatti, costringe l’Ego (il solo che, alla fine, morirà per davvero) a usare tutta la sua potenza di calcolo per contrastarne le possibilità sia attraverso il reperimento compulsivo di mezzi di sostentamento (che già dall’età del bronzo spinge gli individui all’accumulazione), sia tramite i retro pensieri, ossia l’humus sul quale cresce e prospera la confabulazione paranoide.

Inevitabile, quindi, che bene e male siano immediatamente calibrati sul concetto di sopravvivenza. Al punto che è Bene tutto ciò che preserva la vita, mentre è Male è tutto ciò che la minaccia.

Tuttavia, sappiamo che i viventi passano l’intera esistenza nel sonno. E cos’è il sonno se non l’espressione di un atteggiamento conservativo (proprio di Latone) verso la vita? Specularmente, cos’è il risveglio se non l’espressione di un atteggiamento distruttivo (caratteristico di Rosso)?

Essenzialmente, quindi, il bene e il male sono definibili come rielaborazioni, in chiave morale, dell’azione delle due forze fondamentali della vita biologica: Latone (la forza bianca, conservativa) e Rosso (la forza oscura e distruttiva). Di seguito, un frammento tratto da Teoria dei Campi Psichici e che descrive le due forze in discorso:

Latone è grosso e stupido, Rosso è piccolo e sveglio. Il primo è la parte “epimeteica” di noi, quella che va verso il passato, verso la conservazione. Il secondo è la parte “prometeica”, quella che ci spinge avanti, verso il futuro e il cambiamento.

Latone è stabile, cocciuto, geloso. Il suo sguardo è volto al passato, all’essere. La sua preoccupazione è diretta al mantenimento delle cose così come stanno. E’ sacrale, gerarchico, tendenzialmente paranoico. Possiede mezzi ingenti e spinge l’individuo ad accumulare, non solo o non necessariamente ricchezze ma, più in generale, cose materiali che possono essere contate, catalogate, collezionate, possedute. Con tali cose, Latone costruisce alti muri che hanno la funzione di “calmare” la paura che Latone stesso, portatore di vita, ha del fratello (che, viceversa, è portatore di morte).

Rosso è mobile, distaccato, fluido. Il suo sguardo è puntato sul futuro, sul divenire. È dissacrante e iconoclasta. È ribelle, empio, nichilista, detesta l’ordine costituito e lavora per sovvertirlo. Ha pochi mezzi, ma compensa la sua povertà con un’intuizione fenomenale, spesso prodigiosa. Rosso non conosce la paura e spinge in avanti, in modo spietato e inesorabile, al contrario del fratello che, viceversa, oppone resistenza.

In questo modo, le due forze a turno si sopravanzano, conferendo alla vita il tipico incedere diastolico (espansione, riscaldamento, progresso) e sistolico (contrazione, raffreddamento, ripiegamento verso il passato).

Appare immediata (ancorché non verbalizzata) la sovrapposizione del concetto di sonno  a quello di vita, con l’inevitabile conseguenza che qualsivoglia idea e/o azione che minacci tale sonno sarà immediatamente etichettata come il male. Il sonno, infatti, è possibile solo a patto che la Mescola resti chiara, conservativa, ossia con Latone preponderante che ci tiene al riparo dal ricordo della solitudine eterna.

Sotto un tale profilo, quindi, l’azione dell’Elohim Yahweh (che, lo ricordo, è un NA) appare squisitamente manipolativa, giacché indirizzata a portare i Sapiens ad agire l’ingestione delle Chiavi Biologiche. Per nulla casuale, infatti, la presenza del serpente nel mito biblico: un solo rettile (Rosso), non due (Rosso e Latone) come, in effetti, sarebbe più sensato e ciò perché la pulsione che spinge la prima Eva a compiere un’azione potenzialmente mortale (non conosce quel frutto, ma lo mangia egualmente) deriva proprio da una Mescola molto scura nella quale, cioè, la presenza di Rosso è totalmente preponderante.

Ora, il fungo porta nel Sapiens qualcosa che prima non c’era e che cambia radicalmente il suo modo di percepire il mondo nel quale vive, aumentando in modo drammatico il senso di separazione da tutto ciò che lo circonda. Tuttavia, per questa umanità neonata non esiste ancora un super-io, ossia una struttura psichica nella quale i concetti di bene (pro-vitae) e di male (contra-vitae) siano strutturati e attivi. Tale struttura, infatti, crescerà lentissimamente sino a organizzarsi in modo definitivo (e dominante) solo dopo il Diluvio (5700 a.c.), ossia al tempo del Patto quando, cioè, il potere passa formalmente dalla femmina al maschio.

Pregherei il lettore di non fraintendere il punto. Non sto affatto affermando che il Patto sia stata una cosa buona, bensì solo necessaria nell’ottica di un processo di sviluppo della Grande Ottava della Consapevolezza (GOC), giacché era indispensabile che entrambe le esperienze (femminile e maschile) si consumassero sulla linea del tempo. In altri termini, la GOC procede attraverso un processo di crescita il quale è strutturato in modo immediato e diretto proprio sul binomio bene/male. Infine, siamo giunti al punto di crisi, ossia all’informazione che il concetto di bene/male è totalmente determinato dal parametro “vita biologica”, segnatamente dall’esistenza egoica poiché la vita biologica, essendo destinata alla morte, non può che generare (rispetto a se stessa) una coppia di opposti (bene/male) del tutto strumentale alla sua stessa sopravvivenza.

Vorrei concludere con una citazione dal Libro dei Mutamenti (I Ching) e, in specifico, dal trentesimo esagramma: Li, il Risaltante, Il Fuoco o, anche, l’Ardente. Sul mutamento della terza linea (dal basso), il libro fornisce il seguente significato:

Alla luce del sole che tramonta,

Gli uomini o battono sulla pentola e cantano,

O sospirano forte per la senilità che si avvicina. Sciagura.

Questa è la fine del giorno. La luce del sole che tramonta rammenta la limitatezza e la caducità della vita. In questa carenza esteriore di libertà gli uomini perdono di solito anche la libertà interiore. O si lasciano spingere dalla caducità ad una allegria tanto più sfrenata per godere la vita fin tanto che essa dura, o si lasciano trascinare dalla tristezza e sprecano, in vani lamenti sulla vecchiaia imminente, il tempo prezioso. Ambo le cose sono dannose. Per il nobile morire tosto o tardi è indifferente. Egli cura la propria persona ed aspetta la sua sorte, rinsaldando cosi il proprio destino.

Bene, se sostituite alla frase “per il nobile” la locuzione “per il guerriero” diviene immediatamente evidente come e perché, sul Filo del Rasoio, male e bene perdono qualsivoglia connotazione sia biologica, sia morale, trasformandosi in modo semplice e conseguente nella massima: Bene è tutto ciò che ci avvicina allo Scopo, Male è tutto ciò che ci allontana da Esso.

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